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Nato nel 1548 a Vicenza, dove ricevette una prima educazione dal padre Giandomenico, imprenditore edile benestante e culturalmente legato a Sebastiano Serlio, nel 1572 si stabilì a Venezia, studiando il trattato De architectura di Vitruvio nell'interpretazione di Daniele Barbaro e di Andrea Palladio.
La sua tarda attività si svolse ancora a Venezia (dove si era stabilito nuovamente nel 1580), a Castelfranco Veneto e a Bergamo.
Scamozzi, contemporaneo di Palladio ma di quarant'anni più giovane, dovette sviluppare un rapporto complesso (e in parte ancora da esplorare) con il più grande architetto del tempo. Sembra esserne assieme discepolo e avversario, ammiratore e critico.

Vincenzo Scamozzi
Oscurata dalla fama di uno dei più celebri architetti di tutti i tempi, a lungo la figura di Vincenzo Scamozzi è stata trattata dalla critica in modo non molto dissimile da quella del musicista Salieri nei confronti di Mozart (in Amadeus): un elemento di secondo piano, che non riuscì a brillare di luce propria.
Scamozzi fu al contrario un vero protagonista dell'architettura del suo tempo ed un architetto eccezionalmente erudito. Interpretando senza dubbio la lezione del Palladio, sviluppò un proprio linguaggio, meno scenografico ed improntato ad un maggiore rigore (ad es. attraverso lo schiacciamento delle lesene in facciata) ma assai apprezzato nel suo tempo.
Scamozzi si trasferì a Venezia proprio nel 1580, poco prima della morte del Palladio, senza però riuscire a sostituirlo nel ruolo di architetto della Serenissima: i suoi lavori per i Veneziani, pur numerosi, sarebbero stati infatti contrassegnati da numerose difficoltà e incomprensioni. Un'epoca stava tramontando e Venezia si avviava ormai alla propria fulgida decadenza.
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