Marco PoloMarco Polo
Giornalista
Bassanonet.it

Calcio

Braghin prepara la ricostruzione del Soccer Team

Il direttore generale traccia un bilancio dei primi sei mesi a Bassano e lavora al progetto che partirà a giugno. Ma qualcosa potrebbe muoversi già a gennaio.

Pubblicato il 05-01-2010
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Siamo entrati nella settimana che porta al ritorno in campo del Soccer Team, domenica è in programma al “Mercante” la sfida al Poggibonsi. Ma nello stesso tempo tengono ancora banco i vari briefing ed incontri tra il direttore generale Stefano Braghin e il tecnico Massimo Beghetto per delineare le strategie e portare dei correttivi ai problemi emersi nella prima parte della stagione, eventualmente anche in sede di calciomercato: “Si è cercato di sfruttare al massimo la pausa per fare il punto della situazione con estrema attenzione e lucidità. Gli incontri con Beghetto sono stati frequenti e siamo giunti alla conclusione che questo gruppo non ha assolutamente bisogno di grandi stravolgimenti. Riteniamo che ci sia da lavorare molto con i ragazzi che già compongono questa rosa: siamo assolutamente certi che questo Bassano abbia espresso solo una parte del grande potenziale che possiede. Le cose da aggiustare riguardano quei giocatori che, per mille motivi, sono stati un po’sacrificati in termini di spazi e frequenza di utilizzo. In questi giorni ho in agenda diversi appuntamenti con questi ragazzi proprio per cercare di capire quali siano le soluzioni più idonee per tutti”. La principale difficoltà che hanno dovuto affrontare dg e allenatore riguarda il dover valutare una formazione che non è mai stata al completo. Pedine importanti sono state a disposizione solo per brevi periodi, vedi Anaclerio e Chiopris Gori, mentre altre non sono riuscite ad esplodere, come Graziani. Stefano Braghin spiega il concetto chiave che sarà alla base delle scelte che verranno compiute nella finestra invernale del mercato: “Se da un certo punto di vista può essere più complicato tirare le somme non avendo quasi mai visto la squadra al completo, da un altro si può affermare che il lavoro quotidiano fornisce delle indicazioni molto chiare e, di conseguenza, permette di trarre delle buone conclusioni. Inoltre non dobbiamo sottovalutare le risposte che abbiamo ricevuto dal campo. Ad esempio c’è chi pur giocando meno ha dato la netta sensazione di essere determinante e chi, purtroppo, non è stato in grado di sfruttare al meglio le chance che ha avuto. Quindi l’unico verdetto che conta davvero, più che le opinioni personali mie o del tecnico, è quello del terreno di gioco”.

La sosta invernale è stata anche il primo vero momento di riflessione e di ragionamenti a bocce ferme da quando Stefano Braghin è stato investito della carica di direttore generale della compagine bassanese. Dalla finale playoff con l’Alessandria alla presentazione in giallorosso passarono solo alcuni giorni ed in breve tempo il dirigente fu chiamato a mettere a punto un nuovo progetto pur senza conoscere i giocatori già presenti, l’ambiente e non avendo mai realmente lavorato con Roselli. Sei mesi dopo è giunto il momento di fare un primo, seppur parziale bilancio dell’avventura bassanese: “Quando ci si cala in una realtà nuova bisogna sempre mettere in preventivo la possibilità di incontrare delle difficoltà di complicata previsione. Qui a Bassano ho trovato una situazione che, a livello societario, era stabile da una decina d’anni e si erano quindi creati degli equilibri, delle abitudini, dei modi di lavorare molto consolidati e radicati. Non mi permetto di dire che tale organizzazione fosse sbagliata, basta guardare ai risultati di una squadra che ha sempre e comunque lottato fino in fondo per la promozione, ma sicuramente diversa dall’impostazione alla quale ero abituato e che altrove mi aveva permesso di raggiungere risultati importanti. Con una certa delicatezza ho cercato di inserirmi e capire le cose migliori da fare. Ho conosciuto meglio i giocatori che erano qui da qualche tempo e l’ambiente che ha tutte le carte in regola per lavorare bene. Bisogna però entrare in una mentalità diversa perché la via che può portare il Bassano a raggiungere traguardi prestigiosi non è più quella tracciata fino all’anno scorso di prendere il meglio che offre il mercato bensì un processo più lento di costruzione un’ impostazione mentale e un progetto di squadra che si consolida nel tempo. In secondo luogo mi sono fatto un’idea, anche molto più chiara di quella che sembra, dell’attitudine delle persone nel seguirmi e di portare avanti il progetto della società o viceversa di quelle che invece erano, in qualche modo, legate al passato e con le quali dovremo chiarirci. Spero di avere la forza di imporre, con dialogo e serenità, il mio modo di pensare in linea con i dettami della proprietà”.

Stefano Braghin ha pieni poteri nella gestione amministrativa e sportiva del Bassano Virtus (foto Andrea Martinello)

La conoscenza diretta e approfondita di tutto il pianeta giallorosso come requisito fondamentale per impostare la compagine bassanese secondo i dettami che gli hanno permesso di raggiungere i risultati di Pisa, Ivrea ed Alessandria. Ma la “rivoluzione” non sarà in itinere, la scadenza è fissata per il termine della stagione: “Abbiamo tempo fino al termine del campionato per dimostrare il nostro valore, fare bene in campo anche per dare un segnale alla proprietà che si è lavorato bene e che si sta crescendo. Le basi del mio progetto futuro verranno gettate in seguito perché è a giugno che si fa fanno fisiologicamente certe valutazioni. A gennaio c’è già la possibilità di muovere qualcosa ma non sono fautore di troppi cambiamenti in corso d’opera perché ritengo porti spesso più danni che effetti benefici”.

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