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Alessandro Tich
Direttore Responsabile
Bassanonet.it
Prove tecniche di Amministrazione
I primi 100 giorni del governo Poletto: ovvero analisi e interpretazione di una falsa partenza
Pubblicato il 10-09-2014
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Sì, lo riconosco: negli ultimi tempi non sono molto tenero con la nuova Amministrazione comunale di Bassano, uscita trionfatrice alle ultime elezioni comunali con un bagaglio di attese e di voglia di rinnovamento probabilmente senza precedenti. Ma tale e tanto è stato il carico di novità rappresentato dal sindaco Riccardo Poletto che ogni giorno che passa senza che si avverta un reale cambiamento di marcia nella gestione della città appare come una tacca messa a vuoto sopra il calendario.
Non è possibile, ovviamente, pretendere tutto e subito. Dall'insediamento della giunta e della maggioranza Poletto sono passati soltanto tre mesi: ovvero il tempo dell'iniziale luna di miele con la città, che consente di perdonare tutto, e del periodo di necessario rodaggio nei confronti della complessa, e per molti versi anche ostica, struttura comunale. E di mezzo c'è stata anche l'estate.
Una serie di attenuanti per chiunque, soprattutto se di scarsa o nulla esperienza amministrativa (caratteristica che accomuna diversi volti nuovi nella stanza dei bottoni), si trovi a dover prendere in mano le redini di un governo cittadino.

Il sindaco Poletto e la sua giunta (foto: archivio Bassanonet)
Ma in 100 giorni - i fatidici primi 100 giorni di un'Amministrazione comunale - si possono in realtà fare tante cose. Ad esempio a Padova, nei primi tre mesi di mandato, il neo sindaco Massimo Bitonci ha già lasciato il segno con una sfilza di provvedimenti.
Solo per citarne alcuni: la modifica del regolamento di assegnazione delle case popolari; un giro di vite sulle sale slot con un nuovo regolamento comunale sul gioco d'azzardo che è già in cantiere; due ordinanze contro l'uso di alcol da parte di minori e contro il degrado del consumo di alcol al di fuori dei plateatici dei locali; la riorganizzazione della viabilità nel piazzale della stazione ferroviaria; l'iniziativa “parcheggi in saldo”, in accordo coi commercianti, con tariffe scontate o gratuite per i cittadini durante la stagione dei saldi; l'imminente costituzione delle “consulte dei cittadini” che sostituiranno gli aboliti consigli di quartiere.
Non è un confronto politico tra il primo cittadino leghista della città del Santo e il governo di centrosinistra che regge le sorti di Bassano: si tratta solo di un parallelo cronistico per evidenziare il fatto che - se si ha una chiara road map di interventi in agenda e anche all'inizio di un mandato amministrativo - volere è potere. Mentre a Bassano le linee programmatiche dell'Amministrazione devono essere ancora presentate in consiglio comunale e la produzione quantitativa (numero di atti) e qualitativa (atti su questioni pregnanti per la città) di delibere da parte della giunta comunale, albo pretorio on line alla mano, è ancora in attesa di decollare.
Il sindaco Poletto, uomo del “dialogo”, ha dalla sua l'evidenza di aver gettato le basi per abbattere l'isolamento istituzionale della nostra città rispetto agli altri contesti territoriali della regione: il sostegno ufficiale dei sindaci di Vicenza, Padova e Treviso e l'adesione dei Comuni di Castelfranco Veneto e Cittadella al sofferto progetto di ripristino del Tribunale di Bassano, quale nuovo Tribunale dell'Area Pedemontana Veneta, ne sono i sintomi più evidenti. Fosse per la capacità di intessere relazioni e fare rete con l'esterno, il nostro sindaco meriterebbe già un 8 in pagella. E' sul fronte interno, e cioè nel campo delle azioni fatte nella città per la città, che nel mio personale registro il nuovo governo bassanese non merita ancora la sufficienza.
Per aspirare almeno al 6 politico (un voto di sinistra, che quindi calza a pennello) l'attuale Amministrazione, maggioranza consiliare compresa, dovrebbe innanzitutto definire, una volta per tutte, l'organigramma che le permetta di funzionare.
Della macchinosa e non pacifica elezione del presidente del consiglio comunale si è già ampiamente scritto sulla stampa. Ora è il turno, finalmente, delle commissioni consiliari dove il “dialogo” con le opposizioni, sbandierato da Poletto in campagna elettorale, non è stato certamente posto in primo piano.
Lunedì scorso si è riunita la commissione cultura alla cui presidenza è stata indicata dalla maggioranza ed eletta la consigliera del Pd Paola Bertoncello.
La quale, tuttavia, è anche vicepresidente del consiglio comunale: e qualcuno, tra le minoranze, ha già posto un'eccezione di forma da inoltrare al segretario comunale. Ieri è stato il turno della commissione bilancio, con un nuovo nome per la presidenza sempre messo sul piatto dalla maggioranza: quello della consigliera del Pd Alice Bussolaro. La quale, tuttavia, è anche una “assessorina” ovvero una consigliera delegata del sindaco, con delega specifica al personale. Da qui un nuovo circostanziato distinguo dalle file dell'opposizione: l'elezione del presidente della commissione è stata quindi rinviata a nuova data.
Sono tutti piccoli episodi di “palazzo” che ritardano l'uscita dalla fase di rodaggio e l'entrata a regime dell'attività amministrativa del palazzo medesimo.
Questioni politiche a parte, è anche e soprattutto sui provvedimenti di amministrazione concreta della città che avverto, e non io soltanto, ancora un senso di “staticità” che quasi si oppone all'entusiastico dinamismo del Poletto che abbiamo conosciuto in campagna elettorale. Una percezione di “fase di studio” sulle cose da fare di cui i provvedimenti annunciati per la sicurezza in centro storico sono un esempio tangibile: nessuna ordinanza né una presa in carico del problema dell'organizzazione della polizia locale, ma la proposta di un “patto civico” con “tutti gli attori della città” di non semplice interpretazione e di sicuramente lunga gestazione.
C'è poi il dato di fatto dell'inesperienza di alcuni nuovi amministratori, che richiede agli stessi uno sforzo supplementare di apprendimento sul campo e che può portare anche a qualche scivolata su una buccia di banana, come accaduto ieri - e come da noi riportato - dall'assessore al Patrimonio verde pubblico Linda Munari, colta di sorpresa da alcune domande in conferenza stampa sulle “prove tecniche” del censimento sullo stato di salute degli alberi in città, da lei stessa annunciate.
L'assessore Munari, che è una persona intelligente, non me ne vorrà: il mio dovere è quello riportare quello che vedo e quello che sento, e l'aver evidenziato la sua non totale conoscenza dell'argomento, riferita agli incarichi esterni affidati per l'indagine tecnica sugli alberi cittadini, è anche uno sprone a non ripetere l'errore in futuro.
Un nostro utente, commentando il mio articolo “La politica dei tronchi”, ha evidenziato il fatto che un telegiornale locale non ha fatto menzione dell'“enorme lacuna” (tono ironico) dell'assessore. I telegiornali locali di Bassano non li guardo più da tempo, nemmeno su youtube, e gli credo sulla parola. Ma non è opportuno fare paragoni tra i diversi organi di informazione: ognuno ha la propria linea editoriale. La nostra è quella di riportare i fatti così come avvengono e di darne anche un'interpretazione, libera e senza condizionamenti, oltre alla notizia in sé: cosa che chi vi scrive ha sempre cercato di fare in buona fede e con onestà intellettuale.
La stessa con la quale affermo che il nuovo governo di Bassano del Grappa deve finire di vivere di rendita del trionfo dello scorso giugno e cominciare a tirarsi su le maniche per smarcarsi definitivamente da quelle che sembrano ancora, agli occhi degli osservatori, delle prove tecniche di Amministrazione.
E' vero che Poletto e la sua squadra hanno ancora quattro anni e nove mesi di tempo per dimostrare che il grande consenso elettorale nei loro confronti è stato ben riposto, ma alle volte le false partenze pregiudicano il resto del cammino.
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