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Alessandro Tich
Direttore Responsabile
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Sul Ponte dei vincitori
Non aderisci alle iniziative per salvare il Ponte di Bassano? Sei “out”. La corsa di enti, associazioni di categoria, candidati e politici per salire su un treno di sicura presa mediatica
Pubblicato il 15-03-2014
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Tutto è iniziato dal lodevole spirito di iniziativa di un parrucchiere che fra un taglio e una mèche si diletta a pagaiare con la sua canoa gialla sulle acque del Brenta. Accorgendosi in presa diretta, passandoci sotto e vicino ai piloni, che il nostro amato Ponte di Bassano è davvero messo male.
Se ne era già accorto il Comune, con i recenti sondaggi che avevano appurato il critico stato di una parte della struttura tra la seconda e la terza campata, ma lui ci ha messo di suo la sincera preoccupazione del comune cittadino.
E con il suo grido di allarme per salvare il manufatto palladiano, reso pubblico e condiviso da tante altre persone nella celebre cena dello scorso 28 febbraio al Pioppeto, l'hair stylist Ilario Baggio ha davvero rotto le acque: da allora, infatti, il destino del monumento sembra essere diventato la primaria emergenza della nostra città. Cosa del resto condivisibile e comprensibile: senza il suo Ponte, ovvero col suo Ponte minato irrimediabilmente dagli acciacchi del tempo, Bassano del Grappa - come direbbero nel Meridione - “non è cosa”.

Le condizioni di un pilone del Ponte Vecchio nella foto di Ilario Baggio
Ma quello che colpisce, al di là della giustissima causa della campagna pro-Ponte di Bassano, è la corsa sfrenata da tutte le parti a salire sul carro dell'iniziativa.
E non ci riferiamo, appunto, ai comuni cittadini: il cui interesse nei confronti delle condizioni del simbolo della città non può essere che salutato, in questi tempi di generico disimpegno, come un encomiabile dimostrazione di senso civico. Né siamo parlando degli onnipresenti alpini, che in quanto a iniziative a sostegno del “loro” Ponte sono coinvolti d'ufficio.
Quello che ci colpisce è come dal fronte “istituzionale” - associazioni di categoria (compresa la FederlegnoArredo), testate giornalistiche e televisive, gruppi e personaggi politici e persino un un istituto di credito del territorio - tutti si siano accorti, soltanto adesso e in contemporanea, che il destino del Ponte fa notizia.
Un malato illustre che merita le opportune cure, con relative iniziative di fund raising, nonostante il Comune dal canto suo abbia già intenzione di effettuarle, per una somma stimata di 500mila euro di cui 300mila già deliberati dal consiglio comunale.
Sembra quasi che se non ti metti in corsa per salvare il manufatto sei automaticamente “out”: e, guardacaso, l'emergenza-Ponte Vecchio ha già fatto capolino nelle prime tracce di programma diffuse da alcuni candidati alle imminenti amministrative bassanesi.
Sempre guardacaso, l'europarlamentare vicentino di Forza Italia Sergio Berlato ha fatto sapere con apposito comunicato stampa di aver aderito all'iniziativa “Salviamo il Ponte di Bassano” (promossa da Giornale di Vicenza e Tva Vicenza) invitando “tutte le persone che hanno a cuore le sorti di un importante simbolo che fa parte della nostra storia, della nostra cultura e delle nostre tradizioni, a fare altrettanto”.
Centrodestra in prima linea a sostegno della causa, ma ora la par condicio è assicurata: è di oggi, infatti, nientemeno che un video-messaggio trasmesso alle redazioni dalla senatrice bassanese del Partito Democratico Rosanna Filippin. La quale manifesta “la sua preoccupazione per le gravi condizioni in cui versa il Ponte degli Alpini” e dichiara “di essersi attivata presso le sedi istituzionali per la ricerca di fondi da destinare all'urgente restauro”.
“Il Ponte Vecchio non è solo la storia della nostra città - afferma ancora la senatrice democratica -. Il ponte è il cuore di Bassano e dobbiamo unire le nostre forze per salvarlo e restituirlo ai nostri figli. E’ nostro dovere riconsegnare loro la nostra storia e il nostro cuore. Da parte mia massima collaborazione a tutte le iniziative ideate per il suo salvataggio. Mi impegno fin d’ora a cercare in Parlamento gli strumenti previsti per reperire i finanziamenti necessari per il restauro del ponte.”
Avanti c'è posto: con la questione del Tribunale attualmente congelata e sicuramente anche un po' logorata rispetto all'interesse della civica attenzione, quello del Ponte - problema “fresco”, mediaticamente attraente e in quanto tale con più appeal presso la pubblica opinione - è un treno in corsa, con destinazione verso il consenso, che in questo momento non si deve perdere. Sulla necessità di salvare il Ponte ne sentiremo altre, e altre ancora, campagna elettorale compresa: ma se poi le parole si tradurranno in fatti, saremo comunque i primi a dire “ben vengano”.
Con buona pace del Tempio Ossario: altro monumento-simbolo della storia della città che attende da anni la fine dei restauri e la riapertura - nell'imminenza del tanto decantato centenario della Grande Guerra - della pubblica pietà nei confronti dei suoi morti, saliti in cielo ma senza santi in Paradiso.
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