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Il PD a un bivio
Quando un “no comment” parla più di mille comunicati stampa: la crisi di identità del Partito Democratico di Bassano, messa a nudo dal risultato delle primarie per l'elezione del candidato sindaco del centrosinistra
Pubblicato il 10-03-2014
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Ci sono parole non dette che a volte sono più esplicite delle dichiarazioni ufficiali. E il “no comment” pronunciato ieri sera a botta calda dal segretario cittadino del PD e candidato alle primarie bassanesi per il candidato sindaco del centrosinistra Giovanni Reginato - visibilmente scornato dall'esito del voto - parla più di mille comunicati stampa.
E' stato un Reginato in versione inedita: solitamente cordiale e disponibile con gli organi di informazione, sembrava quasi che la presenza dei cronisti all'esterno del seggio di sala Tolio fosse per lui, più che una formalità da affrontare, un ostacolo da evitare. Comprensibile, dal punto di vista umano: perdere non fa piacere a nessuno. Soprattutto perdere con questi numeri: 779 voti di scarto rispetto al trionfatore della consultazione Riccardo Poletto.
Persino il Renzi boy Giovanni Cunico - assoluta new entry della campagna elettorale - ha fatto meglio di lui, per 53 preferenze.

Foto: archivio Bassanonet
Una reazione, quella di Reginato, comprensibile anche dal punto di vista politico: erano tre - lui compreso - i candidati alle primarie iscritti al PD, nel confronto dei quali l'unico candidato sprovvisto di tessera del Partito ha fatto filotto.
E' vero: come ha scritto un nostro utente nello spazio dei commenti all'articolo dedicato alla vittoria di Poletto, “Il Partito di per sé non ha dato nessuna indicazione di voto, e molto spesso a livello comunale il colore politico e l'appartenenza partitica è molto meno sentita rispetto alla regione o al nazionale”. Come dire: gli elettori bassanesi di centrosinistra hanno votato la persona - come accade il più delle volte anche nel voto amministrativo - indipendentemente dal suo trovarsi “dentro o fuori” l'apparato politico di riferimento.
Riconoscere questo - e non solo nell'ambito del centrosinistra - significa tuttavia ratificare la definitiva crisi di rappresentanza dei partiti, dei quali a questo punto, in ottica elettorale amministrativa, si potrebbe benissimo fare a meno.
Per questo motivo riteniamo che il “no comment” di Reginato non abbia tanto rappresentato lo sfogo personale e giustificabile di un candidato sconfitto, quanto il lamento trattenuto in gola del responsabile politico locale di un partito che in sé e per sé stenta a ritrovare il bandolo della matassa del consenso generale.
Anche se il concetto di “consenso”, spesso e volentieri, è figlio di luoghi comuni difficili da sradicare. Qualcuno potrebbe infatti obiettare che Bassano del Grappa negli ultimi decenni - per quanto valgano le suddivisioni del bipolarismo made in Italy - non è mai stata una città tendenzialmente “di sinistra”.
Ogni tentativo autonomo dei candidati sindaci dell'area progressista non è mai andato a buon fine, raggiungendo comunque, sia nel 1999 che nel 2004, il traguardo del ballottaggio. Il che significa che in città la base elettorale del centrosinistra è comunque ampia, e che il “consenso” - se convogliato da una buona e credibile figura di candidato sindaco - può riservare piacevoli sorprese.
E' quello che è accaduto cinque anni fa al Partito Democratico di Bassano con l'apparentamento al primo turno con Stefano Cimatti, uomo politicamente di centro che tuttavia aveva posto come condizione della sua candidatura a sindaco l'assoluta indipendenza dalle logiche dei partiti.
Adesso è il turno di Riccardo Poletto, candidato diretto di coalizione, pure slegato da obblighi di tessera. Il che gli evita di presentarsi agli elettori con un timbro politico stampato sulla fronte e gli rende le mani libere - se sarà in grado di restare indipendente, come è stato finora - per cercare di calamitare il consenso trasversale nel grande bacino del voto moderato, che non è appannaggio esclusivo del centrodestra. Una motrice dietro la quale, come accadde con Cimatti nel 2009, il Partito Democratico dovrà andare necessariamente al traino.
Poletto, ovviamente, non può fare a meno degli elettori del PD.
Ma la conferma del voto sulla scheda alla futura lista del Partito Democratico - rispetto al canto delle sirene di altre opzioni, dalle liste civiche all'incognita Movimento 5 Stelle - dipenderà in tutto e per tutto dalla composizione della squadra.
E qui si giustifica una parte del “no comment” di Reginato: perché se l'esperienza insegna che la formazione di una lista di partito deve rispettare gli equilibri interni dello stesso, ebbene questi equilibri - dopo il voto delle primarie di ieri - sono andati a carte quarantotto.
Il segretario politico del PD di Bassano non può non prendere atto che l'80% complessivo dei consensi è stato conquistato da due candidati avulsi dalla nomenklatura di partito tuttora in auge in città: l'asso pigliatutto Poletto, che al partito non è nemmeno iscritto, è il renziano Cunico, portavoce a livello locale del nuovo corso incarnato dal segretario politico nazionale, ex rottamatore del PD e attuale Presidente del Consiglio.
Un chiaro segnale, al di là dei contenuti programmatici di coalizione, di una grande e inappellabile voglia di ricambio di volti.
E' insomma un PD bassanese in crisi di identità, e messo di fronte a un bivio: chiamato a prendere la decisione se arroccarsi in difesa del suo attuale stato maggiore o adeguarsi alla perestrojka imposta dalle tendenze dell'elettorato.
E a proposito di volti: ieri sera, in sala Tolio dopo lo spoglio delle schede, l'espressione tra il deluso e lo sbigottito di alcuni notabili del Partito Democratico cittadino era evidente. L'unico che ci è sembrato soddisfatto era Mauro Beraldin: che sia il prologo di una prevedibile notte dei lunghi coltelli?
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