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Giovanni Rana: “Io, Pavarotti e...Marylin”
Incontro con il re dei tortellini, ospite del Lions Club Bassano del Grappa Host. “I miei spot televisivi? La gente all’inizio pensava che io fossi un attore”
Pubblicato il 03-12-2009
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Per produrre i suoi famosi tortellini, la sua azienda utilizza 600mila uova al giorno. Oltre a trasformare - sempre ogni giorno - 200 quintali di ricotta, 400 prosciutti e 120 forme di formaggio grana.
La sua industria vanta numeri di prim’ordine: cinque linee di produzione in altrettante sedi, quasi 700 dipendenti, 200 quintali di prodotto all’ora, 348 milioni di euro di fatturato nel 2008.
Eppure Giovanni Rana - 72 anni, industriale di punta del “made in Italy” alimentare e da vent’anni testimonial di se stesso nei suoi celebri spot televisivi - resta sempre e semplicemente, per i suoi dipendenti, il “sior Giovanni”. Affabile e cordiale, come siamo abituati a vederlo sul teleschermo.

Giovanni Rana al Lions Club di Bassano: "La vita mi ha insegnato tante cose"
Ospite del Lions Club Bassano del Grappa Host, presieduto da Roberto Rossi, in una piacevole serata a Villa Palma a Mussolente, il cavalier Rana ha raccontato la sua avvincente storia di imprenditore, condita da gustosi aneddoti e curiosità.
A partire dagli anni ruggenti degli inizi, quando faceva il fornaio e in sella a un motorino (“il mio Guzzino”) se ne andava per i paesini del Veronese a vendere i prodotti del suo negozio, per poi aprire, nei primi anni ’60, il primo pastificio a San Giovanni Lupatoto dove lavoravano 5-6 donne: il primo nucleo di quello che dopo alcuni anni sarebbe diventato il fenomeno-Rana in tutta Italia e in Europa.
“La vita mi ha insegnato tante cose” - ammette, e ringrazia i suoi compaesani “che mi hanno sempre incoraggiato”.
Non ha ceduto, in passato, alle lusinghe di Pietro Barilla e delle multinazionali del settore alimentare: tutti pronti ad acquistare la sua azienda che si faceva strada con i suoi tortellini. “Ho detto a Barilla: l’azienda non la vendo. Mio figlio Gianluca sta finendo gli studi. Ho resistito, avevo debiti ma anche lavoro, me lo sentivo nel sangue.”
L’idea vincente? Quella di presentarsi in tv. Mettendo la sua faccia accanto ai suoi prodotti. Prima di lui non lo aveva fatto nessuno. “Dopo 4-5 anni che apparivo con i miei spot è stato fatto un sondaggio: tutti gradivano la mia pubblicità, ma poca gente pensava che io ero il vero Giovanni Rana e quasi tutti credevano che io fossi un attore. E allora Gavino Sanna mi ha detto: devi recitare e fare l’attore per non essere più creduto un attore.”
Fu lo spunto dei più celebri spot della Rana-story, quelli in cui il “sior Giovanni”, con un’abile elaborazione al computer, dialogava con alcuni tra i più celebri miti di Hollywood: Marilyn Monroe, Humphrey Bogart, Rita Hayworth. “Sono l’unico italiano - ha detto scherzando alla serata Lions - che ha recitato con Marylin”.
A volte il suo partner pubblicitario era una celebrità in carne ed ossa: come Luciano Pavarotti, impegnato in uno spot con Rana per lanciare i tortellini e le lasagne sul mercato spagnolo. Ma “Big Luciano”, in quel caso, oscurò il prodotto. “Lui ha venduto più dischi - ha detto il vulcanico imprenditore - e io non ho venduto in Spagna.”
Oggi Giovanni Rana, che è anche presidente del Consorzio delle aziende di food and wine “Italia del Gusto”, ha lasciato le redini del suo impero al figlio Gianluca: “Sono sempre a disposizione della mia azienda, dove non comando più”.
Segue ancora, con la passione di sempre, il settore ricerca e sviluppo e ovviamente il marketing, che da decenni è il suo pane. “Sì alla pubblicità e alla comunicazione - ha sottolineato all’incontro bassanese - ma dietro devi avere un prodotto buono.”
E’ felice di ciò che ha fatto, e sa che la gente gli vuole bene: “Prima sono entrato nella pancia, e poi nel cuore delle persone.”
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