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Alessandro Tich
Direttore Responsabile
Bassanonet.it
Al centro del problema
“La situazione del momento tra difficoltà e rincari”. La Confcommercio mandamentale di Bassano del Grappa interviene sulle cause della crisi del piccolo commercio di prossimità nei centri storici
Pubblicato il 23-11-2024
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In principio era Jeff Bezos, fondatore di quell’Amazon che sta “ammazando” il piccolo commercio al dettaglio. Poi è arrivato il Covid che ha combinato tutto il resto.
Si aggiungono a questa meravigliosa lista la proliferazione della GDO (Grande Distribuzione Organizzata), le liberalizzazioni nel commercio al dettaglio e dei pubblici esercizi, una burocrazia sempre più soffocante e la attuale difficoltà nel reperire personale.
Ciliegina sulla cassa, nel nostro territorio, le nuove tariffe per le utenze non domestiche delle bollette dei rifiuti di Grande Sorella Etra.

Foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet
È uno scenario sconfortante quello che viene delineato in un comunicato stampa trasmesso in redazione dalla Confcommercio mandamentale di Bassano del Grappa, sulla “situazione del momento tra difficoltà e rincari” del commercio di prossimità “nei centri storici” e quindi non solo in centro a Bassano.
Con l’appello ad “un segnale forte di sostegno da parte della politica, non solo locale” per una “piena e puntuale condivisione” sulla pianificazione strategica del settore, “salvo accettare sin d’ora un costante trend di chiusure sotto gli occhi di tutti da molti anni”.
Come dal testo che segue.
COMUNICATO
CENTRI STORICI E COMMERCIO
La situazione del momento tra difficoltà e rincari
Il piccolo commercio al dettaglio da lungo tempo sta attraversando un periodo tutt’altro che felice e lo si può facilmente constatare facendo una passeggiata nei Centri Storici delle nostre Città, dilettandosi a contare i “verdì bambù” dipinti nelle vetrine sfitte che purtroppo denotano una triste tendenza all’aumento, non certamente solo nel Comune di Bassano.
Uno studio commissionato da Confcommercio nel “lontano” novembre del 2013, rilevava nel Comune di Bassano del Grappa, su un totale di 1.651 locali produttivi censiti al piano terra (suddivisi tra attività del commercio, dell’artigianato di servizio, pubblici esercizi, attività ricettive e finanziarie), ben 278 spazi inattivi, per un’incidenza percentuale del 17%.
Oggi la situazione pare addirittura essere peggiorata se pensiamo che, già ad aprile di quest’anno, nel solo Centro Storico, i locali commerciali sfitti conteggiati superavano quota 120, nonostante molti di essi siano stati riempiti senza una precisa regolamentazione da bar e altri esercizi del “food & beverage” (ma questa è un’altra storia…).
Le cause che stanno portando a questa situazione, che rischia di generare una spirale verso l’incuria e la generale sensazione di degrado sociale, sono da imputare a numerosi fattori, peraltro sempre denunciati negli anni e con ampio anticipo, dalla nostra Associazione.
Le liberalizzazioni del commercio al dettaglio e dei pubblici esercizi, la presenza incisiva e disordinata della GDO, la crescita esponenziale dei colossi dell’online, un radicale mutamento nelle abitudini di spesa (specie nel post-COVID), una burocrazia sempre più soffocante e le difficoltà, dell’ultimo periodo, nel reperire personale, sono solo un breve elenco dei principali “agenti” di questa situazione.
Da ultimo, ma non certo per importanza, si inserisce il crescente aumento dei costi di gestione degli esercizi commerciali (e non solo), che hanno avuto un ulteriore colpo di coda proprio negli ultimi giorni, con l’arrivo delle “bollette” sui rifiuti.
La nuova articolazione tariffaria, così come deliberata dal Consiglio di Bacino, unica ed omogenea su tutto il territorio del sub ambito Bassanese, sta infatti causando un generale malcontento tra gli operatori che più ne sono stati penalizzati.
Aggiungiamo peraltro che molte fatture ETRA per le utenze non domestiche, quest’anno sono “limitate” al cap price del 25% di aumento massimo rispetto all’anno precedente.
Per queste utenze, pertanto, il prossimo anno l’aumento sarà ancor più importante. È certamente apprezzabile lo sforzo profuso per andare nella direzione di una tariffa corrispettiva adeguata alla quantità di rifiuti conferiti, ma una base di partenza minima di € 430 (oltre a quota comunale, Iva e imposta provinciale) pare eccessivamente esosa specie se commisurata a piccole attività commerciali “No Food”, agenzie o studi professionali, che oltre ad un “sacchetto di secco” al mese non producono.
Anche il tariffario per i “bidoni” aggiuntivi al servizio base, praticamente indispensabili per quasi tutti i pubblici esercizi ed il settore “Food”, che rappresenta la fetta principale del commercio cittadino, ha impattato in maniera incisiva sulla fattura. In particolare, il costo per lo smaltimento di un contenitore da 120 lt. dell’umido (in raccolta bisettimanale) è, ad esempio, passato dai 70 € del Comune di Mussolente o dai 140 € del Comune di Bassano e Cartigliano, agli attuali 324 € in tariffa unica.
In questo momento… non ci voleva !!
Senza considerare il “salasso” degli altri Comuni dove, fino al 2023, i servizi aggiuntivi non venivano nemmeno conteggiati.
Il commercio di prossimità ha bisogno di un segnale forte di sostegno da parte della politica, non solo locale, con una piena e puntuale condivisione sulla pianificazione strategica con la nostra Associazione da sempre in prima linea nella tutela del commercio. Salvo accettare sin d’ora un costante trend di chiusure sotto gli occhi di tutti da molti anni.
Confcommercio
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