Alessandro TichAlessandro Tich
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Attualità

Mi fratellino Quincy

Quincy Jones, leggenda della musica e della produzione discografica, scomparso domenica scorsa all’età di 91 anni. Il ricordo di quell’indimenticabile incontro-intervista a Bassano nel 2014 per la festa delle Penne Montegrappa

Pubblicato il 07-11-2024
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Eh, già: Veni, Vidi, Quincy.
Così intitolai uno storico articolo di dieci anni fa, pubblicato l’11 luglio 2014, con l’intervista a Quincy Jones, la leggenda della musica pop e dell’industria discografica e dell’intrattenimento di cui è stato uno dei più grandi produttori, se non il più grande di tutti i tempi. Basterebbe un dischetto insignificante come l’album “Thriller” di Michael Jackson, da lui prodotto assieme ad “Off The Wall” e “Bad” dello stesso artista, per capire a che livelli sia arrivata la sua bacchetta magica di produttore, compositore e arrangiatore.
Come la bacchetta con cui dirigeva il supergruppo di superstar nel celeberrimo video di “We Are The World”, per il progetto USA for Africa nel 1985, il singolo che nel minor tempo ha venduto il maggior numero di copie di sempre.

Quincy Jones (foto Alessandro Tich)

Quell’intervista per Bassanonet nell’estate del 2014 gliela avevo fatta in esclusiva, nel senso di me medesimo seduto accanto a lui, nella sede della Elmo & Montegrappa in via Ca’ Erizzo a Bassano.
Quincy Jones, assieme ad altri noti personaggi dello spettacolo, era infatti l’ospite d’onore della festa per l’inaugurazione in piazza Garibaldi del “Montegrappa Italia Flagship Store”, il negozio-bandiera che era stato allestito nel cuore del centro storico dall’azienda di “strumenti di scrittura” dell’imprenditore napoletano e bassanese di adozione Gianfranco Aquila e della sua famiglia.
Avrei dovuto scrivere questo ricordo domenica scorsa 3 novembre, quando si è diffusa la notizia della scomparsa di “zio Quincy”, come lo avevo chiamato in quella occasione bassanese, avvenuta a Los Angeles all’età di 91 anni.
Ma - portate pazienza - tra un articolo e l’altro di politica e di attualità bassanese, riesco a farlo solo oggi.
Quincy Jones era arrivato nella sede di Elmo & Montegrappa nel tardo pomeriggio, a bordo di una lussuosa Bentley messa a disposizione dall’organizzazione, circondato da un discreto ma onnipresente cordone di security e guardie del corpo.
Ma nonostante tutto l’apparato predisposto per proteggere l’incolumità di cotanto guru dello show business mondiale, mister Jones - e per questo l’ho chiamato “zio Quincy” - si era dimostrato subito una persona alla mano, disponibile con tutti, empatica e curiosa, pronta anche allo scherzo e alla battuta.
Nella sede dell’azienda, oltre a godere della squisita ospitalità della famiglia Aquila e a ricevere in omaggio una penna Montegrappa personalizzata e ispirata alla sua famosa canzone “The Secret Garden”, era stato fatto accomodare su un divano per le interviste con la stampa accreditata, a cui si è concesso molto volentieri.
Poi tutti in piazza Garibaldi, per l’inaugurazione del negozio, con tanto di party per i numerosi invitati e di palco per la musica dal vivo, e per il taglio del nastro affidato proprio a Quincy Jones con delle forbicione giganti.
Al centro dell’attenzione generale, il grande produttore musicale, big star dell’evento, si era fatto persino prendere le misure all’angolo del primo piano dedicato alla sartoria napoletana, scegliendo anche la stoffa per un abito che gli sarebbe stato confezionato ad hoc a ulteriore sigillo della giornata bassanese.
Dopodiché, per il resto della festa, era rimasto seduto e “seminascosto” su una grande poltrona a lui riservata, costantemente circondato dagli altri invitati trasformati in cercatori di autografo e in mezzo a un incessante tourbillon di foto e di selfie a cui si è comunque prestato pazientemente e con piacere.
Poi, calata la sera e finita la festa, l’allora 81enne ospite d’onore si era trasferito pochi metri più in là al Danieli per una cenetta post spettacolo, prima di partire il giorno dopo per l’Olanda e successivamente per il Festival di Montreux.
Ho riletto l’intervista che gli feci in quella occasione.
E mi colpisce ancora la sua risposta alla mia domanda, in realtà estensibile a tutti i campi della creatività artistica, su cosa poteva dire ai giovani che aspirano a sfondare nel mondo della musica:
“Non c’è successo senza studio e lavoro. I giovani oggi vogliono diventare ricchi, e subito, ma senza un lavoro di base. L’abilità si raggiunge col lavoro, e una volta raggiunta si deve continuare a lavorare. L’arte è un prodotto dell’istruzione, deve esserci la scienza dietro l’emozione.”
Confesso, anche se in realtà già allora lo avevo scritto, che al termine dell'intervista non ho potuto resistere dal chiedere a mister Quincy di farmi un autografo.
E lui me lo ha fatto sul retro bianco del biglietto d’invito, che ancora oggi conservo come una reliquia, con la seguente testuale dedica:
“To mi fratellino Alex, tanti grazie. Quincy Jones”.
Proprio così: “mi” e non “my”, e “tanti grazie”.
Avrei scoperto due anni più tardi che questa cosa del “mi fratellino” era un suo simpatico modo di dire per le persone di origine italiana.
Nel 2016, alla cerimonia degli Academy Awards, come si può rivedere anche su YouTube, era salito sul palco per annunciare il vincitore del Premio Oscar alla migliore colonna sonora originale, pronunciando le seguenti parole dopo avere aperto la busta:
“And the Oscar goes to…Ennio Morricone, “The Hateful Eight”. My brother! Mi fratellino!”.
E aggiungendo ancora, neanche a farlo apposta: “Grazie tanti!”.
Caspita: sono davvero in ottima compagnia.
Ciao, mi fratellino Quincy. Tanti grazie anche a te.

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