Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore Responsabile
Bassanonet.it

Politica

Ter remoto

Lettera al direttore dell’assessore Marina Bizzotto in replica al mio articolo “Cavolini di Bruxelles” sul consigliere Giovanni Baggio, assistente all’Europarlamento e ispiratore della proposta di partecipare ai consigli comunali da remoto

Pubblicato il 19-10-2024
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Riassunto della puntata precedente.
Mercoledì scorso 16 ottobre ho scritto (a modo mio) e pubblicato l’articolo “Cavolini di Bruxelles”, relativo alla proposta di delibera della maggioranza di Bassano, che sarebbe stata discussa il giorno dopo in commissione, di modifica del Regolamento del consiglio comunale con l’introduzione di un nuovo Disciplinare “per lo svolgimento delle sedute degli organi da remoto in videoconferenza o in modalità mista”.
E inevitabilmente l’articolo sull’eventualità di svolgere l’attività amministrativa, anche permanentemente, da remoto ha provocato un ter remoto.

Il consigliere comunale Giovanni Baggio al Parlamento Europeo a Bruxelles (foto da Facebook / Giovanni Baggio)

Si tratta infatti di una novità che l’amministrazione intende introdurre, come da dichiarazione televisiva del sindaco Nicola Finco, perché “se uno lavora a 1.000 chilometri di distanza non si può vietargli di partecipare ai lavori consiliari e quindi può collegarsi da remoto”.
Il profilo del consigliere che “lavora a 1.000 chilometri di distanza” corrisponde a quello di Giovanni Baggio, giovane consigliere di maggioranza del gruppo Finco Sindaco, che svolge l’attività di assistente parlamentare accreditato presso il Parlamento Europeo a Bruxelles.
Ho concluso quindi il pezzo con alcune considerazioni sull’opportunità di candidarsi alle amministrative nel momento in cui la tua permanenza per lavoro all’estero - collegamenti da remoto o meno - impedisce di svolgere il ruolo rappresentativo di consigliere sul territorio in maniera appropriata.
E in risposta all’articolo “Cavolini di Bruxelles” l’assessore comunale bassanese alle Politiche Giovanili Marina Bizzotto ha trasmesso una lettera al direttore di Bassanonet, che pubblichiamo di seguito e alla quale seguirà la mia replica.


LETTERA AL DIRETTORE DI BASSANONET

Caro direttore Tich, leggo con rammarico l’ultimo articolo da lei scritto.
Non perché debba difendere qualcuno dal punto di vista politico, quanto in virtù dell’assessorato che ricopro.

Ci lamentiamo sempre, come società adulta, da un lato che i giovani non hanno voglia di fare nulla, quanto dall’altro che non diamo spesso loro le opportunità e li facciamo fuggire all’estero.
E appena qualcuno si mette in gioco lo stigmatizziamo e invece di valorizzarlo lo ridicolizziamo.

Le norme ad personam, come le ha definite lei, in alcuni casi servono per aprire le strade ad altri e per evidenziare che ci possono essere vie alternative per svolgere bene il proprio compito. Siamo nel 2024, progettiamo di andare su Marte, l’intelligenza artificiale entrerà a breve nel nostro vivere quotidiano e non possiamo pensare che un ragazzo che sta vivendo un’esperienza lavorativa a 1000km di distanza, peraltro nel centro nevralgico della politica europea, dove ogni scelta ricade poi su noi amministratori, sia in grado di poter avere a cuore la città di Bassano del Grappa.

Un giovane che tra le altre cose, vista la vicinanza ai palazzi del potere, può captare nuove possibilità e fonti di finanziamento per essere ancora di più d’aiuto per il suo comune.

Dalle sue sapienti pagine ho letto spesso di tanti che si lamentano perché il nostro comune offre poco ai giovani. Ed hanno ragione. La burocrazia uccide ancora sul nascere molte delle appetibili iniziative che un comune può offrire. I giovani cercano flessibilità, vorrebbero spazi, pretendono benessere e soprattutto vogliono poter dire la loro, vogliono dare la loro visione.

Fare il consigliere comunale non è un lavoro, è un impegno e una passione che richiede dedizione per la propria città. E lo si fa per un gettone di presenza che vale 25,88€ netti a fronte di ricerca, discussione e confronto con altre persone o realtà per comprendere ed affrontare in modo esaustivo i temi della città.
Che lo si faccia da via Matteotti o da Bruxelles non dovrebbe importare se si arriva a dare in maniera efficace il proprio contributo.

Altrimenti, oltre che i giovani, stiamo dando per assodato che chi lavora in smartworking in realtà è in ferie e sta in panciolle, pagato sia esso dipendente pubblico o privato. Non sono meno amministratore della mia città quando sono in viaggio o vivo in contesti diversi, perché proprio il vedere altro mi è da stimolo per migliorare la mia città. Almeno io l’ho sempre pensata così ogni qualvolta ho messo il piedino fuori da casa mia.

Fortunatamente ci sono tanti mezzi di cui disponiamo al giorno d’oggi per poter fare il “costante incontro e confronto con la gente, con i quartieri, con la città, con il territorio” come da lei scritto. Chiaramente il vis a vis resta il migliore, ma fortunatamente mi auguro che il consigliere Baggio non resti tra i palazzi sempre e per sua salute torni spesso a respirare l’aria della Valsugana, in modo da poter stare tra la ‘sua’ gente e schiacciare i pulsanti direttamente di persona.
Anche perché chi lo dice poi che tutti gli altri consiglieri, minoranza o maggioranza che sia, girovaghi nelle vie bassanesi, applichino scientificamente il metodo da lei descritto per amministrare la città?

Resta il tema del “precedente” e della difficoltà di giudicare le vicende personali di ognuno nel momento di approvare la sua presenza o no da remoto.
Qui entra in gioco un tema che va ben oltre le capacità di comprensione mie, e credo anche sue, che si chiama coscienza e responsabilità personale di ogni consigliere, che dovrebbe sapere se ha fatto tutto il possibile per riuscire a partecipare fisicamente alle varie sedute di commissione o consiglio che siano.

Viviamo in un mondo dove la fiducia nel prossimo non è il mantra della società, ma forse se facessimo meno polemiche e ognuno pensasse a fare bene il suo ne guadagneremmo tutti. A me piacerebbe che questa vicenda fosse da sprone per altri ragazzi a partecipare alla vita amministrativa in futuro, a metterci la faccia, ad impegnarsi nella vita pubblica, anche se non agevolati (anche solo per l’università in sedi lontane) ad essere fisicamente a Bassano ogni giorno della settimana.

Hanno tanto da dire e da dare questi giovani.
Abbiamo bisogno di punti di vista diversi, di nuove energie, di nuovi modi di fare. Permettiamo loro di farlo senza tarpargli le ali, consapevole che da dove sono seduta io c’è ancora tanto da ricostruire e tanto arretrato da ripensare.

Le auguro un buon lavoro, Marina Bizzotto


RISPONDE IL DIRETTORE DI BASSANONET

Egregio assessore Marina Bizzotto,

la ringrazio innanzitutto per la sua lettera e anche per i toni equilibrati con cui l’ha scritta, segno di quella sensibilità ed eleganza nei modi che la contraddistinguono.
E con tono ugualmente equilibrato le rispondo.
Mi colpisce il fatto che le mie osservazioni sulla questione al centro del mio articolo, e cioè cambiare nientemeno che il Regolamento del consiglio comunale per venire incontro alle esigenze di un consigliere che vive per lavoro ad oltre 1.000 chilometri da Bassano, consentendogli di collegarsi con i lavori consiliari da remoto, siano state da lei interpretate come un tentativo di “tarpargli le ali” e addirittura di “ridicolizzarlo”.
Evidentemente lei non conosce bene, pur essendo una mia attenta lettrice, qual è sempre stato il mio approccio giornalistico alle tematiche giovanili.

Giovanni Baggio - e non posso che complimentarmi con lui per questo - è un giovane che ha trovato la sua strada all’estero e nella fattispecie all’Europarlamento a Bruxelles, dove attualmente svolge l’attività di assistente parlamentare dell’eurodeputata Elena Donazzan, una figura politica che può esercitare, anche se “da remoto”, una certa influenza sulle dinamiche amministrative bassanesi.
E chissà (ma ovviamente potrei sbagliarmi): magari l’ha esercitata proprio in questo caso.
Le dico innanzitutto che conosco Giovanni Baggio già da tempo e precisamente dal 2017-2018, gli anni in cui con spirito quasi paterno mi sono occupato con diversi miei articoli delle iniziative di GenerAzione Idea, il movimento politico giovanile da lui fondato assieme a tre suoi amici e coetanei, di cui era anche il coordinatore.
È un ragazzo brillante e spiritoso - due caratteristiche importanti per andare d’accordo con il sottoscritto - e quando ci vediamo ci scambiamo sempre delle piacevoli battute, come lui stesso potrà confermare.
Per usare un modo di dire che sinceramente odio perché il più delle volte è ipocrita, nei suoi confronti quindi “non ho nulla di personale”.
Conosco poi benissimo il problema della città di Bassano che “offre poco ai giovani” e dei giovani che “vorrebbero i loro spazi”.
Io ho due figli che per lavorare sono scappati via: uno all’estero e l’altro a Milano.
E uno dei due una volta mi ha detto: “Bassano è una città bellissima per tornarci a vivere da pensionato”.
Lungi da me, quindi, mettere in discussione la voglia di volare dei nostri ragazzi.

La questione è un’altra, l’ho già sostenuta nel mio articolo e qui la sintetizzo.
E cioè il rischio di creare per l’appunto una soluzione “ad personam” che può generare in futuro, applicata a più “persone”, nuovi e impensabili scenari di disimpegno fisico dalla rappresentanza sul territorio di un consigliere eletto.
Faccio l’imprenditore all’estero? Niente paura: mi candido e, se vengo eletto, una volta al mese col telefonino mi faccio vedere in consiglio comunale.
Non sto descrivendo una fiaba di Andersen, ma la realtà delle cose.
Come lei ben si ricorderà, nella scorsa legislatura una consigliera di minoranza, pure giovane, Chiara Campana del Partito Democratico, si era dimessa dal consiglio comunale per una “importante offerta lavorativa all’estero”.
E allora come la mettiamo? Non sarà forse che Chiara Campana - a cui chiedo scusa per averla chiamata in causa - sia stata presa da quella stessa incapacità di comprendere, che la sua lettera mi attribuisce, che “non sono meno amministratore della mia città quando sono in viaggio o vivo in contesti diversi”?
O forse non è più appropriato dire che andare a vivere stabilmente all’estero per lavoro rende impossibile svolgere pienamente e compiutamente il mandato conferito dagli elettori, che non è solo quello di partecipare alle riunioni istituzionali dell’ente comunale, fisicamente o in videoconferenza?
E visto che la proposta di “collegamento a distanza degli organi” riguarda anche le riunioni di giunta, lei riuscirebbe a fare l’assessore alle Politiche per l’Infanzia e Giovanili e all’Istruzione da remoto?

Non è “tarpare le ali”, è mettere in chiaro le cose.
È vero: come dice lei, progettiamo di andare su Marte e l’intelligenza artificiale entrerà a breve nel nostro vivere quotidiano.
Ma pensiamo intanto a restare sulla terra e a non sottovalutare l’intelligenza reale.

Con stima, Alessandro Tich

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