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Alessandro Tich
Direttore Responsabile
Bassanonet.it
Centro Stoico
Fiera Franca: i cartelli di protesta dei “creatori delle opere del proprio ingegno” allontanati da via Barbieri. Erano commercianti con partita Iva o con merce non conforme. Ma c’è anche chi ha da ridire sull’atteggiamento della Polizia Locale
Pubblicato il 09-10-2023
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“Sequestro di dignità di lavorare.” “Dopo tanti anni di lavoro abbiamo subito perquisizioni con i cani e sequestro di merce. Noi non meritiamo questo.” “Ieri molti banchi hanno subito dei sequestri. Non siamo più graditi.” “Cacciati come cani...solo perché siamo diversi.” “Merce non etichettata correttamente ...sequestro…di dignità”.
Sono le scritte - e non sono tutte - apparse ieri mattina su alcuni cartelli appesi ai paletti dissuasori di una svuotata via Barbieri in città, nel pieno svolgimento della Fiera Franca, laddove fino a sabato sera erano invece presenti le postazioni di vendita dei cosiddetti “creatori delle opere del proprio ingegno”.
Prima di riportare quanto è accaduto, spieghiamo un attimo di chi e di cosa si tratta.

Foto: Antonio Bordin
A norma di legge, i creatori delle opere del proprio ingegno sono definiti come “persone fisiche che su area pubblica espongono per la vendita o pongono in vendita, in modo non professionale ed occasionale, i manufatti, le opere d’arte, nonché dell’ingegno aventi modico valore, non create in serie, ma singolarmente dall’operatore anche se con materiali e componenti forniti da terzi”.
La definizione è lunga, ma il senso è chiaro. Si tratta di espositori della Fiera non professionisti che propongono in vendita oggetti creativi da loro realizzati.
Una sorta di categoria del “fai da te” artistico o artigianale che in occasione delle fiere, e fino a un determinato numero di manifestazioni all’anno, può mettere in vendita qualcosa e raggranellare nell’occasione un gruzzoletto che però non deve superare un certo limite.
Nella fattispecie, l’organizzazione della Fiera Franca di Bassano ha riservato ai creatori delle opere del proprio ingegno le postazioni di via Barbieri.
Fine della spiegazione.
Ebbene: come riferisce l’assessore comunale alla Sicurezza Claudio Mazzocco, da me interpellato, sabato sera è avvenuto un controllo congiunto di polizia (con Polizia Locale, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e Carabinieri) alle bancarelle dei “creatori” di via Barbieri.
“Erano quasi tutti commercianti con partita Iva, quindi dei professionisti “mascherati”, non autorizzati ad esporre la loro merce in quel luogo e li abbiamo allontanati - spiega Mazzocco -. Altri invece vendevano del materiale sprovvisto di etichettatura o non conforme al codice del consumo. Il materiale è stato sequestrato dalla Polizia Locale e dalla Guardia di Finanza.”
Sabato sera i presunti ma non effettivi “creatori delle opere del proprio ingegno”, come pure i venditori la cui merce è stata posta sotto sequestro, hanno pertanto dovuto chiudere baracca e burattini e la mattina dopo sono comparsi in via Barbieri i loro cartelli di protesta, evidentemente lasciati lì nel corso della notte.
Fin qui la notizia, ma con un’ulteriore appendice che ha dell’incredibile.
A riferircela è un residente della stessa via Barbieri: Antonio Bordin, componente del consiglio direttivo del Comitato Centro Storico, che ha anche scattato le foto dei cartelli appesi sui paletti dissuasori che vede pubblicate in questo articolo.
Quei paletti il signor Bordin li conosce molto bene: li ha richiesti lui stesso al Comune, assieme ad altri due proprietari privati della via, per evitare il parcheggio selvaggio che più di una volta impediva l’ingresso alle rispettive abitazioni.
Richiesta accolta, ma a carico dei privati: ogni anno i tre richiedenti devono pagare al Comune di Bassano un plateatico ovvero una tassa per occupazione di suolo pubblico di 900 euro.
“Ieri mattina sono uscito di casa per andare alla chiesa di San Giovanni dove ero invitato all’inaugurazione della mostra fotografica delle città gemellate - racconta Bordin -. Ho visto i cartelli appesi ai paletti ma anche un paletto che era stato divelto e abbandonato sull’angolo vicino alla porta di casa mia, con delle immondizie lasciate da quelli che sono stati mandati via. C’erano un paio di guanti, un bicchiere, cartacce eccetera.”
Quanto riferito dal residente è testimoniato dalla prima foto che vedete pubblicata nella photogallery in calce a questo articolo.
“C’erano due vigili quando mi sono accorto di questa schifezza - prosegue il componente del direttivo del Centro Storico -. Gli ho chiesto chiarimenti su cosa intendevano fare e se potevano provvedere a sistemare la cosa. Uno di loro mi ha detto che in quel momento “non avevano tempo”, che avevano “altre priorità”. Poi mi ha detto: “È lei che ci deve dire che cosa dobbiamo fare?”. Questa proprio non mi è andata giù. L’arroganza di certi “fenomeni” andrebbe segnalata.”
“Quando sono rientrato dall’inaugurazione ho rimesso il paletto dissuasore al suo posto - continua Bordin -. C’erano ancora i due vigili che stavano togliendo i cartelli e avevano tirato su una parte delle scoasse. Io ci tengo al decoro di Bassano, sento un dovere mantenerlo. Ma non mi vanno proprio certi atteggiamenti di arroganza.”
Non ho alcun motivo di dubitare del racconto di Antonio Bordin: ci ha messo la faccia, ci ha messo il nome, ha fatto le foto, per di più riveste un ruolo pubblico come componente del direttivo del consiglio di quartiere Centro Storico e quando è venuto in redazione a riferirmi dell’episodio era ancora molto contrariato per l’accaduto.
Non c’è che dire: per un motivo o per l’altro, è davvero un Centro Stoico.
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