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Alessandro Tich
Direttore Responsabile
Bassanonet.it
Ipse Baxit
A proposito della lettera al direttore di Bassanonet del direttore generale della Baxi Alberto Favero, nella quale smentisce quanto scritto nella sua lettera all’amministrazione comunale dello scorso 10 maggio
Pubblicato il 22-08-2023
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Dunque…dove eravamo rimasti?
Ah, sì: alla lettera al direttore di Bassanonet (vale a dire il vostro umile cronista) trasmessa oggi dal direttore generale di Baxi Spa ing. Alberto Favero, di cui al mio precedente articolo “Il coro e il solista”.
Un contributo di rilievo, visto il mittente della comunicazione, sulla messa a fuoco della situazione, attuale e in prospettiva, della grande azienda di via Trozzetti, continuatrice in situ della storia delle gloriose Smalterie di Bassano alias Smalteria e Metallurgica Veneta.

La storica sirena delle Smalterie, oggi collocata nell’area della Baxi (foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet)
Dalla lettera di Favero, innanzitutto, abbiamo capito una cosa importante.
E cioè che il futuro della Baxi, nonostante le rassicurazioni contenute nella nota comunicazione interna dell’azienda ai dipendenti dello scorso 4 agosto, è comunque legato a un grande punto interrogativo.
Il massimo rappresentante dell’industria bassanese produttrice di caldaie murali a gas spiega che in vista delle riconversioni di prodotto imposte dalla transizione energetica europea la fabbrica ha iniziato a produrre le unità interne delle pompe di calore nel corso del ’23 mentre per le unità esterne delle pompe di calore il piano prevedeva la produzione a giugno ’24.
Da questo è emersa la necessità di attrezzare degli spazi esterni, richiesti all’area ex Iar Siltal oggi Pengo, con infrastrutture ed impianti idonei alla produzione.
Adesso, scrive Favero, la decisione del consiglio comunale del 27 luglio “comporterà una rivalutazione del progetto” e a settembre ci sarà una verifica interna al gruppo multinazionale BDR, che controlla Baxi, “per capire se il progetto potrà continuare anche alla luce dell’inevitabile spostamento temporale rispetto alla tabella di marcia iniziale”.
Futuro in sospeso, dunque. Ma l’ing. Favero - di cui ho apprezzato il fatto che abbia scritto alla nostra testata, riconoscendo in Bassanonet una voce imprescindibile dell’informazione cittadina - mi perdonerà se nel testo della sua lettera ho ravvisato una sostanziale e indiscutibile incongruenza.
E l’incongruenza emerge esattamente nel momento in cui il DG respinge la “narrazione” della crisi occupazionale dell’azienda in caso di mancato ampliamento dei reparti di Baxi a casa di Pengo e di conseguenti mancati investimenti per la riconversione produttiva totale nelle pompe di calore.
“Possiamo immaginare - scrive, riferendosi agli articoli di stampa - lo stato d’animo delle tante persone che lavorano in azienda e che leggono titoli che preannunciano imminenti ridimensionamenti. A nessuno farebbe piacere. Abbiamo ripetutamente spiegato di dover gestire la transizione la cui durata (ad oggi si parla del ’29) dipende da diversi fattori, in primis dall’approvazione dei regolamenti europei, da eventuali incentivi, dalla risposta che il mercato potrà dare.”
“Articoli che parlano di salvataggio o chiusura dell’impianto industriale (solo per citarne qualcuno) non fanno propriamente gli interessi dell’azienda e ne danneggiano la reputazione - è un altro passo della lettera -. L’utilizzo disinvolto di certi termini abbinati alla nostra azienda appare quantomeno strumentale e di certo fuorviante per il lettore che si accosta per la prima volta all’articolo o che non ha avuto il tempo o la voglia di approfondire l’evoluzione della vicenda.”
Sembra quasi che i media - e io per primo, essendo stato il primo a scriverne - si siano in qualche modo inventati scenari “strumentali e fuorvianti” in merito a probabili tagli ai posti di lavoro qualora il piano Baxi/Pengo non venisse attuato.
E invece la verità è un’altra. Perché quelle affermazioni che “preannunciano imminenti ridimensionamenti”, contestate dall’ing. Favero, le ha dette lui stesso.
Ipse Dixit.
Restando nell’ambito delle frasi latine, c’è un motto che descrive alla perfezione la realtà delle cose: verba volant, scripta manent.
E siccome gli scritti rimangono, devo obbligatoriamente riesumare il documento con il quale il caso Baxi è “scoppiato” nella sua improvvisa urgenza.
Vale a dire la lettera trasmessa dallo stesso ing. Favero all’amministrazione comunale di Bassano del Grappa lo scorso 10 maggio. Pregasi, per gli approfonditi dettagli, rileggere il mio cliccatissimo articolo del 15 maggio “Baxi Driver”.
In quella lettera, per la prima volta pubblicamente, i destini aziendali di Baxi venivano legati alla disponibilità degli spazi dell’azienda confinante Pengo.
I termini della questione, come da affermazioni espresse nero su bianco in quel documento, sono più che noti.
Ve ne faccio il solito Bignami: il 10 maggio Baxi scrive al sindaco, alla giunta e ai consiglieri comunali che ha presentato alla propria capogruppo BDR Thermea una richiesta di investimento per “la produzione di apparecchiature ad energia elettrica (pompe di calore e sistemi ibridi) da attivare nei primi mesi del 2024”.
“L’esigenza di spazi contigui alla Baxi - rimarca nella lettera il direttore generale - si rende necessaria per poter assicurare continuità operativa e poter sfruttare l’organizzazione esistente e non incorrere in aggravi di costi ed evitare così che l’investimento possa essere dirottato presso un’altra filiale europea del gruppo BDR.” Gli “spazi contigui” sono quelli di Pengo, che ha messo a disposizione di Baxi il proprio stabilimento.
Ergo: Baxi ha la necessità di ampliarsi nella attigua sede di Pengo e Pengo ha la necessità, per consentire l’ampliamento del suo vicino di casa, di spostarsi a San Lazzaro per costruire il suo nuovo polo logistico.
Da qui l’urgente richiesta di Favero all’amministrazione comunale di assumere
“un atto di indirizzo politico amministrativo (anche mediante la sottoscrizione di un protocollo d’intesa comune Baxi-Pengo) in merito alla condivisione dei sopradescritti obiettivi strategici”.
E così scrive testualmente in quella lettera il DG di Baxi, rivolgendosi all’amministrazione Pavan, riguardo alle prospettive occupazionali dell’azienda nel caso in cui la richiesta non venisse accolta, con “evidenti conseguenze per il mancato investimento nelle pompe di calore”:
“Progressiva riduzione dell’organico per la società Baxi e per tutte le aziende dell’indotto collegate (la stima per difetto è di almeno 700 persone nei prossimi 3 anni tra Baxi ed aziende fornitrici).”
Firmato: Alberto Favero. E non Alessandro Tich o qualche altra Cassandra di turno.
La prospettiva di ridimensionamenti occupazionali in caso di mancata approvazione dell’operazione si ripete anche nel testo dello Schema di Protocollo d’Intesa presentato congiuntamente il 30 giugno da Baxi e da Pengo al Comune di Bassano, di cui all’altro mio stra-cliccato articolo del 6 luglio “Baxi e Abbracci”.
“Ogni iniziativa è quindi subordinata alla previa condivisione con questa Amministrazione - scrive il testo della proposta delle due aziende -. A tale scopo siamo a sottoporVi una proposta di Protocollo d’Intesa in cui abbiamo già formalizzato gli impegni assunti da Baxi Spa e da Pengo Spa, confidando che anche il Comune di Bassano e, in particolare, il Consiglio comunale condivida quanto prima, e comunque entro il mese di luglio, questi obiettivi strategici.”
Ed ecco il punto che ci interessa, by Baxi Spa: “Diversamente saremo costretti a sospendere il piano di investimenti con ipotizzabili ricadute occupazionali nel medio termine.”
Da cui lo Schema di Protocollo d’Intesa per il “mantenimento della capacità produttiva e occupazionale di Baxi nel sito di via Trozzetti mediante l’utilizzo dello stabilimento ex “Siltal” attualmente di proprietà Pengo”.
Occhio agli aggettivi: mantenimento della capacità “produttiva” e “occupazionale”.
E che dire delle dichiarazioni a mezzo stampa dell’ing. Favero dopo il voto del consiglio comunale del 27 luglio che non ha approvato l’atto di indirizzo dell’amministrazione Pavan per il recepimento dell’accordo con Baxi e Pengo?
“Il Ceo Favero: «Incoscienza verso i lavoratori»”, ha intitolato il Giornale di Vicenza.
Tra le dichiarazioni del managing director di Baxi Spa nell’articolo: “Io mi sono speso molto con i vertici del gruppo ottenendo dilazioni. Ora c’è poco da illudersi: se manca lo spazio, manca un presupposto basilare. E le ricadute colpiranno nel medio periodo.”
Posso quindi immaginare anch’io, come ha scritto l’ingegner Favero oggi, “lo stato d’animo delle tante persone che lavorano in azienda e che leggono titoli che preannunciano imminenti ridimensionamenti”.
Ma la prospettiva di quei ridimensionamenti non l’ha inventata il Mago Zurlì: è stata messa nero su bianco nei documenti rivolti all’amministrazione di Bassano che Baxi ha sottoscritto nel richiedere l’urgente approvazione dell’accordo.
Nel prendere le distanze dagli “articoli che parlano di salvataggio o chiusura dell’impianto industriale”, quindi, l’ingegner Alberto Favero smentisce quanto da lui stesso scritto nella lettera all’amministrazione comunale del 10 maggio.
Mettendo allora sul piatto la “progressiva riduzione dell’organico per la società Baxi e per tutte le aziende dell’indotto collegate” in caso di mancato ampliamento, è stato lui a far suonare idealmente la storica sirena delle Smalterie, ancora oggi collocata all’interno dell’area Baxi, lanciando alla politica l’allarme dei contraccolpi occupazionali qualora il progetto Baxi/Pengo non venisse accolto.
Ed è stata questa la narrazione ufficiale dei fatti e l’indicazione delle loro conseguenze negli atti ufficiali, fino alla comunicazione interna ai dipendenti del 4 agosto (il giorno del corteo dei lavoratori fino in piazza) che ha rovesciato la narrazione stessa, come pure la necessità della procedura d’urgenza che aveva costretto pochi giorni prima il consiglio comunale a votare in fretta e furia e con le spalle al muro.
Il destino dell’azienda e dei lavoratori di Baxi è stato messo sul piatto della bilancia dell’accordo Baxi/Pengo e non per l’uso delle parole “disinvolto, strumentale e fuorviante per il lettore” di chi questa storia l’ha dovuta raccontare.
Ipse Baxit.
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