Ultimora
4 Apr 2025 18:14
Chiude l'opa su Anima, Banco Bpm sfiora il 90% della sgr
4 Apr 2025 18:12
Dazi: Irpinia-Sannio, vendite negli Usa valgono 30% dell'export
4 Apr 2025 16:49
Verona: visite ok per Harroui a 90 giorni da operazione
4 Apr 2025 15:09
Di Francesco, 'con il Lecce per il Venezia sarà sfida chiave'
4 Apr 2025 14:34
A Verona Opera Wine, cantine top selezionale da Wine Spectator
4 Apr 2025 14:28
La banca se ne va, al suo posto una 'escape room'
4 Apr 2025 23:11
Dalla Cina controdazi al 34% sul made in Usa
4 Apr 2025 23:01
Scarcerato il 19enne che ha ucciso il padre in Trentino
4 Apr 2025 22:44
Serie A: Genoa-Udinese 1-0
4 Apr 2025 22:22
Serie A: in campo Genoa-Udinese 1-0 DIRETTA
4 Apr 2025 21:15
La madre di Argentino: 'L'ho aiutato, voleva suicidarsi'
4 Apr 2025 20:55
Trump: 'Zelensky e Putin pronti alla pace, ci riuscirò'
Come si estinguono gli italiani? Il grande statistico Roberto Volpi lo ha descritto nel suo ultimo lavoro “Gli ultimi italiani. Come si estingue un popolo” (Solferino). Noi abbiamo declinato la sua analisi demografica nell’orbita bassanese. Con l’attuale ritmo cosa succederà ad una città di 43.363 abitanti, dati al 31 dicembre 2019? Tra dieci anni che scenari sociali si troveranno a governare in via Matteotti? I bassanesi in che città vivranno? Dieci anni sono dopodomani, venti anni sono vicini, il futuro demografico è la nostra attualità. Il presente è già adesso piuttosto deprimente con le scuole elementari costrette a chiudere sezioni (Mazzini, Rondò Brenta), sempre meno iscritti, una città che si restringe progressivamente nei numeri. L’onda lunga deve ancora vedersi sulle scuole medie e superiori. Che economia ci sarà una città di “non giovani”? E il lavoro? I lavori meno appetibili chi li farà? «In Italia siamo messi molto male. Ma un grande Paese non si estingue facilmente e per l’Italia non c’è questo rischio. Io parlo di “consunzione” del popolo italiano, un fenomeno di contrazione intensa della popolazione da oggi ai prossimi 50-60 anni. Poi si arriverà ad un punto di equilibrio. Il dato che spaventa di più è il rapporto tra donne in età feconda (15-49 anni) e popolazione femminile, è sotto il 39%. In Europa è al 43%, teoricamente un equilibrio si avrebbe attorno al 50%. In Africa è al 60%».
Prima di guardare il futuro dal Ponte degli Alpini, dobbiamo preoccuparci di avere ancora un Paese?

Bassano del Grappa (foto di Alessandro Bizzotto)
«Il motore potenziale delle nascite non regge, questo è chiaro. Siamo una popolazione vecchia, sempre più anziana. Il rapporto tra ultra 65enni e bambini fino a 14 anni dovrebbe stare attorno a 100, in Italia siamo a 187/188. Il declino demografico è collegato anche a questioni culturali: scarsa propensione a fare figli, le coppie si formano molto tardi, ci si sposa poco».
Anche una città intermedia come Bassano è destinata a restringersi molto?
«Sì, ma potrebbe avere qualche chance di resistere meglio rispetto al resto del Paese. La crisi demografica colpirà in modo inesorabile i piccoli comuni, in primis quelli di montagna e di collina interna. Regge meglio la pianura, Bassano è dentro un crocevia di distretti economici e produttivi. Metà dei Comuni italiani non arriva a 2.000 abitanti, questi sono destinati a perdere la battaglia con la demografia. In generale i centri medi e intermedi, tra i 30 e 150 mila abitanti, saranno più resilienti. Sulle grandi città si apre un dibattito: Milano e Bologna vanno benissimo, soffrono centri come Genova, Catania e Venezia».
Perché Bassano ha più armi di Venezia per combattere lo spopolamento?
«Le città intermedie hanno più facilità di compensare gli elementi demografici negativi. Bassano potrebbe avere con la sua attrattività un consistente afflusso migratorio dall’estero. E godere anche di ricadute positive da migrazioni interne, per esempio grazie alla qualità della vita e al processo di spopolamento dei piccoli centri vicini».
Nel 2020 un quarto dei bassanesi aveva già più di 65 anni, il 9% più di 80. Quali saranno le caratteristiche di una città comunque più piccola e con sempre meno bambini?
«Questo è il grande interrogativo. Si dovrà pensare alla riorganizzazione della città partendo da questi presupposti, che non sono per forza tutti negativi. Cambierà soprattutto il mondo dei processi e degli spazi educativi e formativi, quello che succede da voi nelle scuole elementari è l’inizio di questo grande cambiamento. Tra un po’ ci saranno più insegnanti che bambini nelle classi. Ridefinire il posizionamento e il numero delle strutture didattiche sarà necessario.
Sono momenti storici che possono servire per ripensare la geografia di una città. Meno traffico, più tecnologia a disposizione, una popolazione che cambia per età, nuovi servizi da erogare».
Rimane l’incognita di un motore demografico comunque sempre più vecchio.
«Ci sarà una sempre maggiore centralità dei servizi legati alla sanità e alla terza, quarta età. Ci si dovrà occupare sempre di più degli anziani. La suddivisione molto netta che abbiamo fatto finora tra gli ultra 85 anni che vanno nelle case di riposo e quelli assistiti dai privati con le badanti dovrà essere integrata, migliorata, perfezionata. Detto così sembra semplice, quando i numeri saranno ben diversi bisognerà farsi trovare preparati. Per questo dico che le città intermedie hanno maggiori capacità di reagire alle nuove domande di welfare».
Pochi figli, pochi lavoratori, molta ricchezza da rendita, immobiliare e finanziaria. Lo sviluppo economico dentro le città intermedie come avverrà?
«La scuola questo è il punto».
Io le chiedevo dell’economia.
«Appunto, tutti mandiamo i figli al liceo. Con la Germania siamo la più grande manifattura d’Europa. Dobbiamo rivalutare socialmente le scuole professionali di altro profilo. Ci saranno numericamente sempre meno giovani, non possiamo perdere quella dinamicità artigianale che ci ha permesso di essere ricchi. E ancora non basterà, perché avremo bisogno di nuovi flussi migratori. Già oggi occorrerebbero 200 mila nuovi ingressi all’anno. Solo tra la fine degli anni Novanta e il 2010 avevamo questi numeri, adesso non più».
Se dovesse fare una previsione finale per il futuro demografico bassanese?
«Perderete abitanti, la natalità a breve toccherà il fondo e presumibilmente più giù non potrà andare. Ma il fondo di arrivo è comunque molto negativo, non possiamo far finta di niente. Le città intermedie come Bassano terranno comunque meglio delle altre, il tracollo verrà evitato soprattutto grazie agli “immigrati” provenienti dall’estero e dai movimenti interni al Paese. Sarà questo il paracadute demografico. Questi movimenti sono una medicina positiva: di solito si spostano i giovani tra i 20 e i 40 anni, le coppie, le famiglie».
Da statistico, Bassano nel 2050 che numeri metterà nell’Annuario Statistico?
«Entro il 2050 potrebbe esserci il 6-7% di abitanti in meno, una città sotto i 40 mila abitanti. Ma come sarà dal punto di vista qualitativo la struttura demografica di Bassano? Quanti giovani? Quante donne in età fertile? Quante famiglie? Se Bassano terrà su questi punti, allora avrà un futuro anche dopo il 2050».
Il 04 aprile
- 04-04-2024Giardino generale
- 04-04-2024Scena di gala
- 04-04-2023Là dove c’era l’erba
- 04-04-2018Marcia indietro
- 04-04-2018Tari e quali
- 04-04-2017La quadratura del centro
- 04-04-2017“GenerAzione Idea”, a Bassano nuovo movimento politico giovanile
- 04-04-2017Shops and the City
- 04-04-2017Scusate il ritardo
- 04-04-2013Pagamento imprese. Filippin “smonta” Monti
- 04-04-2012“Romano Libera - Si Cambia”: decolla l'alleanza Carlesso-Dissegna
- 04-04-2012Gassificatore: “La Provincia non sta con le mani in mano”
- 04-04-2012“Cuore Civico” svela il programma
- 04-04-2012“Lega ladrona, la storia non perdona”
- 04-04-2011Bassano Fiere e Fiere del Grappa: prove tecniche di fusione?
- 04-04-2011Caso sospetto di meningite al “Brocchi”
- 04-04-2010Buona Pasqua a tutti da Bassanonet
- 04-04-2010Uno su 16000 ce la fa
- 04-04-2010Una scossa civile nell’anniversario del terremoto
- 04-04-2009"S.O.S. città": segnala ciò che non va
- 04-04-2009Rifiuti a San Vito
- 04-04-2009Incontri senza censura: la coppia che scoppia