Alessandro TichAlessandro Tich
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Dr. House

All’ex Ospedale di Marostica un innovativo progetto abitativo e di Social Housing per i malati di Alzheimer, approvato da tutti i sindaci del Distretto 1 e con un finanziamento ministeriale di quasi 12 milioni di euro

Pubblicato il 28-07-2021
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Nell’aula magna dell’Ospedale San Bassiano c’è anche il presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 7 nonché sindaco di Bassano del Grappa Elena Pavan, ma questa volta è il sindaco di Marostica Matteo Mozzo a dichiarare di essere “emozionato”.
E anche lui ne ha ben donde: perché la notizia che viene resa nota in conferenza stampa, e che riguarda direttamente il suo Comune, è di quelle importanti. Una parte rilevante dell’ex Ospedale “Prospero Alpino” di Marostica sarà riqualificata e trasformata in un centro abitativo e di Social Housing per i malati di Alzheimer, il primo del genere nel Veneto.
Un intervento del costo di circa 12 milioni e 300mila euro, quasi interamente coperti da un finanziamento di 11 milioni e 850mila euro stanziato dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti nell’ambito del Programma nazionale della qualità dell’abitare e destinato alla Regione Veneto. La cosa interessante, in tutto ciò, è che lo stanziamento governativo è stato reso possibile grazie all’unanime parere favorevole che i 24 sindaci del Distretto 1 dell’Ulss 7 Pedemontana hanno espresso nei confronti del progetto. Oltre all’assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin, che ha coordinato l’iniziativa, e a Carlo Bramezza, direttore generale dell’Ulss 7 che è la proprietaria dell’area interessata dall’intervento, all’incontro-stampa all’Ospedale è presente un’ampia rappresentanza dei primi cittadini del territorio. Presente al completo - e ci mancherebbe altro - anche la giunta comunale di Marostica.

Tutti insieme appassionatamente: foto di gruppo con assessore regionale, direttore generale e i sindaci del Distretto 1 (foto Alessandro Tich)

Fra tutti si fa particolarmente vedere e sentire il sindaco di Rossano Veneto Morena Martini, in giornata particolarmente briosa. Al suo ingresso saluta tutti ad alta voce e poi, da seduta, fa persino da capoclaque lanciando un applauso ancora prima degli interventi al sindaco Mozzo e poi ancora all’assessore Lanzarin. Se mai un giorno inventeranno la “Festa dei Sindaci”, la Martini non potrà che esserne l’animatrice.

Il progetto riguardante l’ex Ospedale di Marostica è attualmente al livello di studio di fattibilità.
L’iter prevede ora la predisposizione di un bando di gara per l’affidamento della progettazione dell’intervento, non appena sarà pubblicato il decreto ministeriale relativo al finanziamento, mentre l’inizio dei lavori è ipotizzabile entro il 2023. L’opera prevede la ristrutturazione competa dell’edificio del complesso socio-sanitario denominato “A”, corrispondente all’ex convento di San Rocco e vincolato dalla Soprintendenza. Verrà inoltre eseguita la demolizione del fabbricato a forma di ferro di cavallo denominato “C/D” che un tempo ospitava i lungodegenti psichiatrici e oggi in disuso. In entrambi gli edifici saranno ricostruite delle singole unità abitative, riservate alle persone con demenza. Una parte sarà destinata all’attuazione di modelli abitativi basati sulla sostenibilità e sullo sviluppo sociale (Social Housing), un’altra porzione sarà riservata alla creazione di ambienti riconoscibili dove gli affetti da Alzheimer potranno vivere autonomamente, ma in un contesto accogliente e sicuro, supportati da adeguati servizi rieducativi e riabilitativi. Il progetto si rivolge alle persone nella fase precoce della malattia, è cioè con un decadimento ancora limitato, in grado quindi ancora di interagire sotto il profilo dei rapporti sociali. Sono previsti tra i 10 e i 12 alloggi, per una o due persone (malato e coniuge). Come spiega il DG Bramezza, la rotazione tra gli ospiti sarà frequente e lo scopo della struttura è quello di frenare - con gli opportuni stimoli sociali, ambientali e riabilitativi - il processo di decadimento cognitivo.
La futura area sarà un “open space”: dei circa 12.000 metri quadrati di superficie, 2700 riguardano l’edificio ristrutturabile e 2000 le unità abitative realizzate ex novo, con gli spazi al piano terra dedicati alle attività comuni. Tutto il resto sarà un’area verde, in diretta connessione col resto della città. Sarà anche abbattuto l’attuale muretto di delimitazione in via Panica: niente più chiusure e recinzioni.

L’assessore regionale Manuela Lanzarin benedice l’iniziativa come un vero e proprio “progetto distrettuale” e come l’esempio “di un abitare leggero per persone con decadimento cognitivo”. Elena Pavan, in veste di presidente della Conferenza dei Sindaci, inquadra ecumenicamente l’intervento annunciato come il risultato “di una filiera e un meccanismo che arriva a buon fine” e “di un territorio unito e consapevole di questo”.
“È un sogno che si realizza - afferma il sindaco di Marostica Matteo Mozzo - dopo più di 50 incontri in tre anni, dall’agosto 2018.” Mozzo parla anche di coincidenze storiche: “Il primo Ospedale di Marostica è nato esattamente 250 anni fa. I primi 20 posti letto nel Convento di San Rocco sono stati allestiti nel 1771.” “È una sfida che abbiamo vinto tutti insieme - aggiunge il primo cittadino di Marostica rivolgendosi ai colleghi -. Il Distretto 1 si dimostra un caso-studio. Sindaci che non guardano al colore politico, ma al bene dei cittadini.”
Cittadini non più isolati nel loro problema, ma inseriti in un contesto socio-residenziale innovativo e inclusivo. È in questo modo che, come sottolinea il direttore dei Servizi Socio-Sanitari dell’Ulss 7 Pedemontana Pierangelo Spano, il progetto del complesso abitativo per i malati di Alzheimer assume “una dimensione di comunità”. Un luogo dove la casa non si limita al puro e semplice ruolo di “abitazione”, ma diventa anzi un presidio di socializzazione terapeutica. Insomma: Dr. House.

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