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Pengo al nodo

Scoppia il caso variante Area Pengo. Nicola Finco interroga la giunta regionale che conferma la non conformità dell'atto comunale alla Legge Regionale 45/2017. Chiesto l'annullamento della delibera alla Provincia, competente per la questione

Pubblicato il 19-04-2018
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La questione era stata posta più un mese fa, nero su bianco, dalla Confcommercio mandamentale di Bassano del Grappa. Non su un foglietto qualsiasi, bensì nella lettera trasmessa lo scorso 5 marzo al governatore del Veneto Luca Zaia e agli assessori regionali allo Sviluppo economico e al Territorio Roberto Marcato e Cristiano Corazzari.
Oggetto: la segnalazione alle autorità regionali, con relativa richiesta di chiarimenti, delle presunte incongruenze normative e legislative riguardanti l'accordo pubblico-privato e la conseguente variante urbanistica per la “ristrutturazione e rigenerazione urbana” del complesso commerciale della cosiddetta Area Pengo in via Capitelvecchio in città.
Fra le tre osservazioni sulle quali l'associazione di categoria ha richiesto “un autorevole parere” ai vertici regionali, una in particolare - come già scritto a suo tempo in un nostro articolo - si annunciava oltremodo spinosa: la conformità dell'atto deliberativo dell'Amministrazione bassanese alle nuove disposizioni di legge regionali in materia di insediamenti commerciali e territorio. Come rilevato da Confcommercio, la variante urbanistica è stata approvata definitivamente dal consiglio comunale di Bassano del Grappa il 15 febbraio scorso. Vale a dire un mese e mezzo dopo la pubblicazione nel BUR (Bollettino Ufficiale della Regione Veneto) della nuova Legge Regionale n. 45 del 29 dicembre 2017 (“Collegato alla Legge di Stabilità regionale 2018”) la quale all'articolo 57 ha introdotto una importante modifica alla Legge Regionale n. 11 del 23 aprile 2004 per il governo del territorio prevedendo che “la pianificazione coordinata tra più Comuni è sempre necessaria nel caso di aree da destinare all'insediamento di grandi strutture di vendita”. Una prescrizione che, per i Comuni non capoluogo di provincia, viene applicata per le strutture “al di fuori del centro storico e con superficie di vendita superiore a 4000 metri quadrati”. Come la Grande Struttura di Vendita prevista per l'Area Pengo, appunto, che di metri quadrati di superficie di vendita ne prevede 8000.

L'ex Area Pengo di via Capitelvecchio a Bassano (archivio Bassanonet)

L'Associazione dei commercianti ha pertanto contestato che l'approvazione definitiva della variante del 15 febbraio è intervenuta “già in vigenza delle nuove disposizioni di legge”. In parole povere, l'Amministrazione comunale non avrebbe ottemperato al nuovo obbligo di pianificazione coordinata con i Comuni contermini, approvando la variante senza la consultazione con le altre municipalità, e ciò rappresenterebbe una fondamentale anomalia per la legittimità dell'iter e quindi per l'efficacia stessa dell'accordo pubblico-privato.

La questione, nel frattempo, è stata presa di petto dal consigliere regionale bassanese Nicola Finco, capogruppo della Lega, che lo scorso 12 marzo ha presentato un'interrogazione alla giunta regionale richiedendo che “la Regione verifichi i procedimenti amministrativi attuati nel progetto di riqualificazione della cosiddetta Area Pengo”. “Grave errore, non rispettate le norme urbanistiche”, commenta Finco in un un comunicato stampa trasmesso in redazione. “Chiedo di annullare la deliberazione del consiglio comunale di Bassano del Grappa in riferimento all’area commerciale Pengo - afferma il capogruppo leghista -. Non rispetta la normativa vigente in materia urbanistica. Semplice errore o scelta politica?” “L’insediamento delle grandi strutture commerciali - continua - sta mettendo sempre più a rischio l’equilibrio socio-economico e anche viabilistico delle nostre città. In questo senso, la Regione, proprio nel dicembre scorso, ha voluto inserire dei paletti per evitare che le scelte di un solo Comune possano gravare su altre comunità, senza che queste ultime ne abbiano beneficio diretto.”
“Con l’articolo 57, comma 2 della legge regionale 29 dicembre 2017 n.45 - specifica il capogruppo Lega in consiglio veneto - si è voluto rendere più stringente la normativa, con la logica di evitare che un singolo Comune possa prendere decisioni sull’insediamento di strutture commerciali senza condividerle con i comuni limitrofi.”
Finco passa poi a chiedere lumi sulla decisione dell’Amministrazione Poletto rispetto all’Area Pengo. “La scelta del comune di Bassano del Grappa - dichiara - va in pieno contrasto con quanto definito dalla normativa regionale. Tutto questo è ancora più grave se si pensa che la deliberazione comunale è stata adottata dopo ben due mesi dall’approvazione della norma regionale in materia urbanistica. L’azione dell’Amministrazione è da considerarsi quindi fuori legge; è da capire se l’errore sia stato compiuto in buona fede o se la scelta di forzare la mano arriva da un preciso input politico.” “In entrambi i casi - rincara la dose - è da considerarsi grave la decisione dell’Amministrazione, che viola una legge in vigore e che non tiene conto delle osservazioni presentate in sede di commissione comunale dai commercianti bassanesi e dalle forze di opposizione.”

Tra gli allegati del comunicato trasmesso da Nicola Finco in redazione c'è anche la risposta della giunta regionale alla sua interrogazione. Il governo veneto conferma che “resta fermo e non dubitabile che la possibilità di realizzare grandi strutture di vendita (centri commerciali con superficie di vendita superiore a 8.000 mq. nei Comuni capoluogo di provincia o a 4.000 mq. negli altri Comuni) dopo l’entrata in vigore della legge regionale 29 dicembre 2017 è subordinata alla preventiva approvazione di un Piano di assetto del territorio intercomunale”. “Questa disposizione, infatti - chiarisce ulteriormente la giunta -, è contenuta nell’articolo 57, comma 2, della citata legge regionale ed è in vigore dal 29 dicembre 2017. ”Viene inoltre precisato che l'ormai famoso articolo 57 della LR n. 45 del 2017 specifica, al comma 3, che l'unica eccezione all'applicazione della nuova norma di legge “é costituita dal caso di interventi (...) oggetto di strumenti urbanistici attuativi o di accordi pubblico-privato o accordi di programma già approvati alla data del 29 dicembre 2017, giorno di entrata in vigore della legge regionale n. 45 del 2017.”
Tuttavia ai sensi della Costituzione “la Regione non ha potere di supremazia sui Comuni” e per tale motivo “non può intervenire direttamente sulle attività delle Amministrazioni comunali”. Nel caso in questione, comunque, la Legge Regionale n.11 del 2014, all'articolo 30, “attribuisce alle Province il potere di annullamento delle deliberazioni e dei provvedimenti comunali che autorizzano interventi non conformi alla normativa urbanistica”. “A tal fine - conclude la giunta regionale - i competenti Uffici regionali trasmetteranno alla Provincia di Vicenza una nota con i contenuti della presente risposta, affinché valuti la legittimità dei provvedimenti assunti dal Comune di Bassano, in argomento.” Conclusione che viene a sua volta condivisa da Nicola Finco: “Chiedo un celere intervento della Provincia e del presidente Variati perché annulli la deliberazione comunale facendo chiarezza su un’operazione poco trasparente attuata in piena violazione delle normative urbanistiche vigenti.”
La patata bollente, dunque, da Venezia si trasferisce a Vicenza. Trasformandosi in un caso amministrativo e contemporaneamente anche politico: è noto anche ai sassi del Brenta, infatti, che il presidente Variati è un grande amico del sindaco Poletto.
Domani, intanto, è annunciata una nuova conferenza stampa della Confcommercio bassanese “per fare il punto della situazione ed illustrare gli sviluppi per quanto concerne l'ex Area Pengo di Bassano”. Situazione che, indipendentemente dal suo esito, si ingarbuglia sempre di più. Oramai una costante per i grandi progetti di questa Amministrazione.

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