Alessandro TichAlessandro Tich
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Il Ballo del Mattone

B.Motion trasforma piazza Libertà in un cantiere in danza. Con “Metasystems”, del coreografo australiano James Batchelor: performance sul rapporto tra l'uomo e lo spazio che costruisce tra mattoni che cambiano di continuo posizione

Pubblicato il 22-08-2015
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Quattro muratori così ti tirerebbero su una casa in pochi giorni.
Sono i quattro protagonisti (un giovane uomo e tre giovani donne) di “Metasystems”: performance di danza urbana portata a Bassano del Grappa - per il programma di B.Motion Danza - da James Batchelor: coreografo e performer nato a Canberra e residente a Melbourne, in Australia. Praticamente dietro l'angolo. Lo spettacolo è stato rappresentato due volte, giovedì e ieri sera, nell'open space di piazza Libertà, dove sarà replicato per l'ultima volta domani, domenica 23 agosto, alle ore 18.
Batchelor è uno dei quattro artisti impegnati nella dinamica installazione; le altre tre “muratrici” sono Emma Batchelor, Madeline Beckett e Amber McCartney.

Un momento di "Metasystems" in piazza Libertà a Bassano (foto Alessandro Tich)

Le definiamo così perché - oltre a loro tre e a mister James - la scena dello spettacolo è dominata dai mattoni: 256 mattoni per la precisione. Un cumulo di laterizi che diventa parte integrante della coreografia.
Durante la performance di “Metasystems” (un'ora di movimento continuo) sono gli stessi artisti a spostare, senza interruzione, i mattoni di cemento collocati all'inizio nel centro della piazza: li trasportano, li posizionano a terra, li sovrappongono e subito dopo ne cambiano la disposizione, costruendo incessantemente nuove geometrie - tra composizioni e successive scomposizioni - con movenze che a lungo andare diventano ipnotiche.
Non c'è musica ad accompagnare lo sviluppo delle “costruzioni” e “decostruzioni” dell'insolita rappresentazione: solo il tonfo costante dei mattoni che vengono appoggiati o che cadono a terra segna il ritmo che genera il movimento.
Due dei quattro interpreti svolgono una doppia funzione: da una parte aiutano gli altri a posizionare i mattoni nella piazza e dall'altra agiscono “dentro” e “attorno” le righe e le pile di mattoni che in quel momento, a seconda della loro dislocazione, delimitano lo spazio. I loro sono movimenti precisi, in perfetta corrispondenza con le forme create collocando gli oggetti a terra.
E questo perché la performance intende analizzare, attraverso un linguaggio di impegnativa fisicità, le interazioni tra l'uomo e l'ambiente che lo circonda.
Viene data così vita ad un originale studio del corpo nel contesto del paesaggio urbano, dove le forme e gli spazi delimitati - costruiti dall'uomo stesso - cambiano di continuo, influenzando e in qualche modo costringendo i nostri movimenti.
Ma è anche una riflessione sulla nostra necessità di dare “senso” e “ordine” alle cose, a costo di continuare a riordinarle in nuove forme e nuove composizioni. Un impulso che nasce da bambini, come può confermare chi ha avuto a che fare coi mattoncini del Lego. E che prosegue, con una dinamica più complessa, anche nell'età adulta.
Un Ballo del Mattone in versione Down Under (così l'Australia ama definirsi) durante il quale la relazione fra i quattro “costruttori”, segnata solo dalla comunanza di un lavoro ben svolto, appare per tutto il tempo asettica e impersonale. Salvo poi cedere all'emozione, e quindi al recupero del fattore umano, nella fase finale.
Lo spettacolo “Metasystems”, che trasforma piazza Libertà in un cantiere in danza nel quale gli uomini fanno il verso agli automi, di primo acchito non è di facile o immediata comprensione. Nel senso che bisogna pensarci su - e quindi stimolare la mente - per cercare di scoprirne, o perlomeno di percepirne il senso. Ma proprio questa è la caratteristica dei “linguaggi del contemporaneo” che B.Motion - la rassegna di Operaestate Festival dedicata al nuovo che avanza - innesta nel tessuto bassanese: ciò che è ovvio e scontato, e quindi banale, non abita qui.

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