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Alessandro Tich
Direttore Responsabile
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Fratelli d'Islam
Al “Cammino di Pace” la condanna della comunità musulmana del Bassanese all'attacco terroristico di Parigi. “Dobbiamo sviluppare una realtà critica per condannare coloro che approfittano della loro religione e ne tradiscono i principi”
Pubblicato il 10-01-2015
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Sono in centinaia a partecipare nel pomeriggio al “Cammino di Pace” a Bassano del Grappa, la manifestazione del Coordinamento Cittadino per la Pace dedicata quest'anno al tema #ilcieloèditutti. Un percorso per le vie del centro, da piazzale Cadorna fino alla tappa finale degli Scalabrini, intervallato da momenti di riflessione e stimolo sul tema della pace.
Un regista invisibile ha però voluto che l'edizione 2015 del “Cammino di Pace”, al quale partecipano tradizionalmente anche le associazioni rappresentative della comunità islamica del nostro territorio, coincidesse con il day after dei drammatici eventi che hanno concluso i tre giorni di terrore a Parigi e in Francia dopo l'attacco alla redazione di Charlie Hebdo. Inevitabile, proprio in occasione della manifestazione per la pace, attendersi dalle associazioni islamiche del bassanese una presa di posizione pubblica e ufficiale: un auspicio confermato dalla presenza, al seguito del corteo, di numerosi cronisti.
Ed è un'attesa che non rimane per niente delusa. La tappa del “Cammino di Pace” in viale dei Martiri, proprio sotto la lapide che ricorda le vittime dell'Eccidio del Grappa, viene affidata agli interventi al microfono dell'Associazione culturale islamica “La Pace”, attiva da diversi anni sul territorio, con sede in via Ferrarin a Cassola.

Il segretario dell'Associazione culturale islamica "La Pace" Gafarou Ayeva consegna un simbolico mazzo di ramoscelli di ulivo al sindaco di Bassano Riccardo Poletto (foto Alessandro Tich)
Preceduto dalle testimonianze di alcuni ragazzi e ragazze della comunità musulmana locale con lettura di brevi testi sui drammi della Siria, di Gaza, della Palestina e da una riflessione del prof. Paolo Malaguti - con lettura di un brano di Erich Maria Remarque - sulla Grande Guerra, è il giovane segretario dell'Associazione “La Pace” Gafarou Ayeva a prendere la parola per esprimere il pensiero della sua comunità sui fatti che hanno riacceso nel mondo la paura del terrorismo islamico.
“La nostra coscienza - dichiara - deve sviluppare una realtà critica per condannare coloro che approfittano della loro religione e ne tradiscono i principi.” Ayeva, 25 anni, originario del Togo, non le manda certamente a dire. Invoca “la responsabilità di tutti noi” nell'“essere chiamati a stare insieme e denunciare tutti gli orrori”. E dichiara - con toni persino sorprendenti per le nostre orecchie italiane - la fedeltà al Paese che ha accolto lui e i suoi correligiosi: “La responsabilità è in noi stessi e la pace è nostra. Continueremo sempre a proteggere Bassano e l'Italia, perché siamo qui e l'Italia ci ha dato tutto. Non siamo qui per maledirla o rovinarla. E' un legame che manterremo fino alla morte.”
Al seguito del corteo c'è anche Hosri Aziz Cherki, presidente dell'Associazione Marocchina Italiana Attawassol di Bassano e VIcenza.
“Condanniamo con tutte le associazioni del Veneto l'atto terroristico che ha ucciso i nostri colleghi francesi - ci dice -. Ma il nostro pensiero è anche per Vanessa e Greta, due ragazze coraggiose per le quali esprimiamo solidarietà.” Il riferimento è a Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due giovani cooperanti italiane rapite in Siria dal sedicente “Fronte per la liberazione del popolo siriano”. Incalzato dai cronisti sulla strage compiuta a Parigi dai due fratelli Kouachi e sugli altri drammatici fatti ad essa conseguenti, Cherki afferma: “Il Libro Sacro condanna queste cose. L'Islam non dice: “Vai e uccidi gli altri.” E' Dio che dà l'anima alle persone, e l'Islam non dice di uccidere quell'anima che Dio ha dato a quell'uomo. Ci sono persone che mettono l'Islam e il Profeta davanti per creare problemi al mondo musulmano.” “E' una trappola in cui siamo tutti dentro - dichiara il presidente dell'Associazione Marocchina Italiana -. Questo però non è intelligente. Se succede qualcosa, noi siamo pronti. Bisogna difendere questo Paese.”
“Condanniamo fermamente quello che è accaduto in Francia” - ci conferma Ayachi Tahar, volto storico della comunità musulmana del Bassanese, operatore allo sportello Caritas, già presidente dell'Associazione “La Pace” e attivista anche di altre associazioni in ambito regionale.
“Abbiamo collaborato tantissimo in questi anni per la convivenza, per un cammino di pace e di equilibrio nella comunità bassanese di cui facciamo parte - sottolinea Tahar -. Gli autori dell'attacco di Parigi hanno interpretato malissimo l'Islam, che è una religione di pace e di rispetto.”
Ed è significativo il momento nel quale il segretario dell'Associazione “La Pace” Gafarou Ayeva, al termine del suo intervento, consegna al sindaco Riccardo Poletto un mazzo di ramoscelli di ulivo, l'albero simbolo della pace.
Charlie Hebdo, almeno qui a Bassano, sembra lontano anni luce.
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