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Mai dire Bray
L'ex ministro dei Beni Culturali Massimo Bray visita Bassano per scoprirne la “Grande Bellezza” e parlare di cultura “motore di sviluppo del territorio”. "Riportare la cultura al centro del Paese non è un problema di risorse ma di scelte"
Pubblicato il 23-05-2014
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Gli hanno fatto fare il “gran tour” di Bassano. Ad accompagnarlo, la senatrice bassanese Rosanna Filippin e il candidato sindaco Riccardo Poletto, quest'ultimo nella veste di cicerone.
Una passeggiata nel centro storico alla scoperta dei suoi luoghi topici.
Con partenza, inevitabile, dal Ponte degli Alpini e dalla grapperia Nardini per una degustazione del “mezzo e mezzo” e una visita degli antichi locali. Tappe successive a Palazzo Sturm, dove è stato accolto dal sindaco Cimatti e dalla direttrice del Museo Ericani, alla scoperta della straordinaria collezione dei Remondini di cui è rimasto “particolarmente colpito”, e al Museo Civico con la mostra dei disegni di Michelangelo. Sosta finale - prima della prevista conferenza in sala Bellavitis - alla Libreria di Palazzo Roberti, decantata come la “libreria più bella d'Italia”.

Massimo Bray, quarto da sinistra, alla grapperia Nardini con Riccardo Poletto, Rosanna Filippin e un gruppo di candidati del Partito Democratico
Sono le eccellenze che noi vediamo tutti i giorni e per questo, probabilmente, non ce ne accorgiamo. Se ne è accorto invece, eccome, Massimo Bray: ministro dei Beni, Attività Culturali e Turismo del governo Letta, invitato in città dai Giovani Democratici del Bassanese per intervenire all'incontro “Bassano Grande Bellezza. Motore di sviluppo del territorio”, moderato dal segretario dei Giovani Democratici Antonio Fiorese e a cui hanno partecipato, tra gli altri, il vicesindaco Carlo Ferraro e il candidato sindaco Poletto.
“Sono colpito dalla passione - ha affermato Bray, deputato PD, già direttore editoriale dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana e direttore della rivista Italianieuropei - con cui si sono creati dei percorsi di significato come quello che racconta l’antica storia della carta dei Remondini, che può affascinare anche i ragazzi. Questo denota ancora una vota le forme con le quali si può e si deve rilanciare il nostro Paese, partendo da un turismo rispettoso. Un turismo che sappia avvicinare il grande ideale di storia e bellezza di cui l’Italia conserva infinite tracce.”
“Ringrazio di cuore - ha dichiarato la sen. Filippin - i Giovani Democratici per aver invitato Massimo Bray a Bassano, in particolare Antonio Fiorese per la tenacia e passione dimostrate. Oggi abbiamo fatto una straordinaria passeggiata nella nostra meravigliosa città. Ancora una volta posso affermare che abbiamo una “miniera d'oro” da valorizzare e promuovere.”
Riccardo Poletto ha proposto il progetto di avvicinare la cultura al turismo partendo dal fare sistema anche con le amministrazioni e realtà museali del territorio. “Sono convinto che da soli non andremo da nessuna parte. Dobbiamo fare squadra. Il museo di Bassano deve creare percorsi sinergici con quello di Nove. Si deve rilanciare il ruolo della città in tutto il comprensorio regionale”.
Massimo Bray ha ricordato l’esistenza di 5800 musei che hanno fatto la storia dell'Italia e dei suoi cittadini: “Il nostro Paese ha un patrimonio culturale inestimabile ma prima ancora a me piace definirlo un patrimonio “morale”. Dobbiamo far scoprire il valore della nostra identità culturale. Dobbiamo essere consapevoli che facciamo parte di quel patrimonio che la stessa Costituzione ci spinge a tutelare.”
“Mi ha colpito molto Bassano, per le persone che si incontrano per le strade - ha ancora detto -. Penso a quando qui si incontravano Remondini e Canova, i più grandi artisti e artigiani del loro tempo. Perché siamo arrivati a parlare di cultura come il petrolio di questo Paese? Un po' perché è l'ultima spiaggia di questo Paese, viviamo una crisi sociale e di valori col pensiero di uscire da una crisi economico finanziaria, portando a profitto il patrimonio. Questo Paese da questo patrimonio ha colto l'idea di comunità e di civiltà che tutti ci inviadiano, ma è un'idea che si è rotta. E' la crisi di sentirci parte di questa ricchezza, che questo Paese ci mostra a Bassano.”
“Credo che questo patrimonio - ha aggiunto - non debba essere letto come un valore economico, ma come un valore di identità di tutti. Ma il valore e la consapevolezza della cultura tra i ceti dirigenti del Paese è molto bassa. Nessuno ha il coraggio di dire che sono stati tagliati oltre il 50% dei fondi al Ministero e oltre il 60% alle sovrintendenze, dove non c'è più turnover. Se crediamo che la cultura è il valore del Paese, dobbiamo favorire in tutti i modi questa cultura che viene difesa tutti i giorni in maniera eroica da chi vi lavora. Tutto questo ci chiede di cambiar passo, vuol dire avere un progetto di Paese e un progetto di città. Non credete quando si dice: “è un problema di risorse”. E' un problema di scelte.”
“Una buona scelta del governo precedente - ha concluso l'ex ministro - è stata quella di unire il turismo alla cultura. Ma le politiche del turismo oggi sono politiche di mass marketing, e cioè concentrate sul turismo di massa. Sbagliatissimo. Questo è un Paese che vince sempre sulla qualità, sull'artigianato, sulla valorizzazione di ciò che è piccolo e che valorizza la genialità. Ci sono ritardi sulla scuola, altro luogo su cui investire. Riportare la cultura al centro delle scelte di questo Paese vuol dire partire dalla scuola e dalla formazione e non cercare la responsabilità di altri in Europa. Se noi faremo questo, io credo che questo Paese sarà di nuovo un grandissimo Paese.”
Ovazione finale: mai dire Bray.
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