Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore Responsabile
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Attualità

Veneto del Kaiser

La Bifrangi di Mussolente apre uno stabilimento in Carinzia, nuovo Eden degli imprenditori del Nordest. Ma intanto a Venezia il governatore carinziano Kaiser annuncia: “Chiusa l'agenzia che attirava le aziende venete oltre confine”

Pubblicato il 12-08-2013
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“Non voglio più esser vittima di questo sistema che non funziona, delle lungaggini burocratiche. Per l'Italia l'imprenditore è solo un delinquente. Non vedo l'ora di scappare da qui.”
Francesco Biasion, titolare della Bifrangi Spa di Mussolente - azienda leader mondiale nel settore dello stampaggio a caldo dell'acciaio e delle componenti meccaniche per l'industria automobilistica, delle macchine agricole e del movimento terra - è uno che dice sempre pane al pane.
E non si è smentito anche in occasione del suo recente annuncio di voler aprire uno stabilimento in Carinzia, nella vicina Austria. Cantieri aperti a settembre, 30mila metri quadri di superficie estendibili a 100mila, 300 operai da assumere nella sola fase di partenza, con l'ambizione di arrivarne a mille. Lasciando lo storico stabilimento di Mussolente, attualmente con 400 dipendenti, “a morire di vecchiaia, senza più assumere e investire in macchinari”.

Francesco Biasion, titolare della Bifrangi Spa: saluta il Veneto per investire in Carinzia

Un passo che appare dunque senza ritorno per una realtà produttiva (108 milioni di fatturato per Bifrangi Spa e circa 70 milioni per Bifrangi Uk nei 2011) che comunica di voler cambiare definitivamente aria. Scegliendo appunto la Carinzia, il nuovo Eden degli imprenditori del Nordest, dove il carico fiscale, la burocrazia e i costi dei terreni sono molto meno pesanti che in Italia.
Con l'aggiunta non trascurabile dei contributi dati a fondo perduto ai coraggiosi pionieri del made in Italy che decidono di stabilirsi sul suolo carinziano.
“Lunedì sono stato in Carinzia per definire le pratiche burocratiche per aprire il nuovo stabilimento - ha dichiarato Biasion in un'intervista pubblicata venerdì scorso sul portale linkiesta.it -. In un solo giorno abbiamo fatto tutto: mi hanno dato il terreno, aperto la partiva Iva, acceso i conti correnti. In Italia ci avrei messo forse dieci anni. In Austria riceveremo anche una percentuale a fondo perduto sull’investimento. Di nostro ci metteremo capitali che vanno sull’ordine dei 40-50 milioni di euro in 3-4 anni.”
“Non credo più al sistema Italia, non penso che si possa più fare impresa nel nostro Paese - ha ancora detto nell'intervista il 74enne imprenditore misquilese -. Io sono un imprenditore onesto e vengo trattato dalle istituzioni alla stregua di un delinquente. E se vuole le faccio i nomi: sindacati, magistratura, amministrazione comunale, burocrazia locale. Le ultime multinazionali rimaste se ne andranno via una a una. Se tutto il sistema rema contro gli imprenditori, regole del mercato del lavoro, certezza del diritto, istituzioni, non ha più senso restare qui.”
Insomma: viva la Carinzia, dove Biasion riferisce di essere stato accolto “dalla televisione, dal governatore, dalla giunta comunale e dalla guardia di finanza locale”. Un comitato di accoglienza “che ha offerto un pranzo di benvenuto per trenta persone”. E ci mancherebbe altro, visto che la Bifrangi austriaca, oltre al proprio business, produrrà “un indotto calcolato in circa 40 imprese satelliti del luogo”. Prospettiva che spinge il sanguigno imprenditore veneto a mettere in atto una volta per tutte la sua intenzione di “togliere il disturbo”, mettendo fine al suo prolungato braccio di ferro, di cui ci siamo occupati in altri nostri articoli, con lo Stato italiano e le istituzioni locali.

Ma la Carinzia guarda ancora più in là

Quello della Bifrangi di Mussolente è un caso emblematico dell'economia produttiva del Veneto, ex locomotiva del Nordest, che all'interno di molti capannoni - per sovraccarico di tasse, carte bollate e burocrazia - ha esaurito da tempo il vapore necessario ad alimentare i suoi stantuffi. Pur continuando a realizzare, come nel caso di Biasion, fatturati di tutto rispetto.
Ma intanto la Carinzia guarda ancora più in là, dando ai “vicini” veneti un segnale in apparente controtendenza.
Peter Kaiser - governatore del Land austriaco che oggi ha fatto visita a Venezia al collega Luca Zaia, presidente della Regione Veneto -, ha dato infatti una notizia che Zaia ha definito “di straordinaria importanza strategica”: la chiusura dell'agenzia di promozione della Carinzia che nei mesi scorsi aveva attuato una intensiva campagna nei confronti degli imprenditori nostrani per incoraggiare la loro migrazione oltre confine.
Si tratta dell'agenzia EAK, acronimo del nome quasi impronunciabile Entwicklungsagentur Kärnten (Agenzia per lo sviluppo della Carinzia), in prima linea nel lanciare il canto delle sirene ai potenziali investitori itaiani in terra austriaca oltre alla società statale ABA Invest di Vienna.
L'attività dell'agenzia non sarà cancellata, ma integrata e “rispalmata” nelle competenze dell'ente per lo sviluppo economico (Kärntner Wirtschaftsförderungs Fonds - Fondi per l'incentivazione economica della Carinzia) equivalente alle nostre Camere di Commercio.
“Non è in discussione il libero mercato - ha detto a Venezia il governatore carinziano -, ma è una decisione che risponde alla necessità di unificare gli attori e non di dividerli, secondo le linee di azione europea.”
“E’ una scelta di enorme valore - ha commentato Zaia - per la quale esprimo al collega Kaiser molta gratitudine, un atto che testimonia la volontà di far prevalere il dialogo e la cooperazione e di evitare qualsiasi invasione di campo.”
“Rimane, al di là di questa apprezzabile novità - ha aggiunto il governatore del Veneto -, il fallimento dello Stato italiano, uno Stato che costringe il nostro sistema produttivo, a causa delle sue disastrose politiche fiscali ed economiche, a guardare altrove per sopravvivere. Un’azienda obbligata a pagare il 65% di tasse che decide di andare in Carinzia va giudicata colpevole? Io dico di no”.
Attenzione però, non facciamoci trarre in inganno. La decisione della Carinzia di chiudere l'agenzia “attira-imprenditori veneti” non è una scelta di buonismo politico nei confronti del governo regionale di Venezia, né tanto meno un atto di buon cuore per limitare la fuga di capitali e manodopera del Nordest nel Land austriaco.
Perché al governo di Klagenfurt interessa in realtà una cosa molto più importante, per la quale il sostegno politico del Veneto è oggi fondamentale.
E cioè la prosecuzione dell'intervento - considerato prioritario nel programma del Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale “Euroregio Senza Confini”, promosso da Carinzia, Veneto e Friuli Venezia Giulia e di cui Zaia è il presidente di turno - per le opere collegate alla realizzazione del Corridoio Baltico-Adriatico: l'asse ferroviario europeo che scenderà dai porti del Baltico per raggiungere i porti del Nord Adriatico.
La Carinzia, a tale scopo, si sta già preparando con il progetto “Alplog”: un imponente Dry Port (“Porto senz'acqua”), a sud di Villach, che farà da centro servizi logistici multifunzionale per le merci in arrivo dal Nord Europa e destinate ai porti marittimi adriatici.
“E’ il nuovo Suez - ha definito Zaia il Corridoio -, è un’opera che cambierà radicalmente il sistema dei trasporti nel nostro continente, un collegamento su gomma e rotaia sud - nord, che attraverso la rottura di carico delle navi che approderanno nei porti del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e della Slovenia, permetterà di ridurre enormemente i tempi di trasporto delle merci, garantendo risparmi economici ma anche vantaggi ambientali, non essendo più necessario circumnavigare l’Europa.”
Ed è così che la piccola Carinzia, zitta zitta e quatta quatta, sta costruendo le basi - ma anche le linee ferroviarie e relative gallerie - per diventare uno degli snodi strategici della futura Europa delle merci.
A Klagenfurt e dintorni, quindi - nel nome del Corridoio Baltico-Adriatico -, si apriranno cantieri, si investiranno risorse, si costruiranno infrastrutture, serviranno macchinari. In altre parole: ci sarà tanto lavoro.
In questo senso il commendator Francesco Biasion, patron della Bifrangi Spa, ci ha visto giusto e lo ha visto prima degli altri.

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