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Alessandro Tich
Direttore Responsabile
Bassanonet.it
“Litigano per la marmellata quando manca il pane”
Il segretario PD Rosanna Filippin difende il decreto sulla tesoreria unica e replica alla Lega, furente contro il trasferimento delle risorse degli enti locali nel conto unico centrale dello Stato. “Il vero problema è il patto di stabilità"
Pubblicato il 29-02-2012
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Ad aprire la strada è stata la Regione Veneto, che per voce e per firma del governatore Luca Zaia ha intimato a Unicredit Banca, istituto incaricato per la tesoreria regionale, di astenersi dal dare esecuzione alle disposizioni dell'articolo 35 del Decreto Legge del governo sulla concorrenza, ovvero sulle liberalizzazioni, che obbliga gli enti locali - Regioni comprese - a trasferire i propri soldi, in giacenza presso le banche locali, alla tesoreria unica centrale dello Stato.
Ora, a cascata, arriva la protesta di molti Comuni, per nulla intenzionati ad affidare le proprie liquidità alla gestione centralizzata della Banca d'Italia: é il caso di Rosà, di cui ci occupiamo nel precedente articolo, e di Cittadella.
Sul provvedimento dell'Esecutivo, sotto il profilo politico, si registra la levata di scudi della Lega Nord, che a riguardo del versamento delle risorse locali alle casse centrali romane alza le barricate.

Il segretario regionale del Partito Democratico Rosanna Filippin: "La Lega sta cercando di fomentare un muro contro muro senza andare però al nocciolo del problema"
“Roma vuole i soldi dei nostri enti locali? Se li venga a prendere con la forza - tuona l'europarlamentare leghista Mara Bizzotto -. La battaglia che parte dal Veneto contro la cosiddetta tesoreria unica non solo è giusta, ma sacrosanta. Ricorrere ai tribunali e diffidare le banche dal trasferire allo Stato i soldi dei nostri cittadini, così come stanno facendo il Governatore Zaia e molti sindaci, è l'unica strada che abbiamo a disposizione per contrastare legalmente chi, da Roma, sta cercando di rapinare il Nord.”
“A chi vorrebbe scipparci i nostri soldi - afferma ancora l'euro onorevole -, non possiamo che rispondere con durezza, dimostrando di essere pronti alla disobbedienza e alla lotta con ogni mezzo. Faremo di tutto per impedire che si compia questo ennesimo abuso centralista nei confronti dei nostri territori e dei nostri cittadini. Bene fanno, dunque, tutte quelle Amministrazioni, dalla Regione ai Comuni, che stanno mettendo in atto forme di contrasto, ad ogni livello, per fermare questa rapina delle nostre risorse.”
La rappresentante europea del Carroccio definisce inoltre “assurde e ridicole le polemiche di alcuni esponenti veneti del PD e dell'IDV che tentano goffamente di difendere l'istituzione della tesoreria unica, dimostrando, in questo modo, di non fare gli interessi del Veneto e dei Veneti”.
Agli strali della Lega replica oggi la bassanese Rosanna Filippin, segretario regionale del Partito Democratico, secondo la quale “è come litigare per la marmellata quando manca anche il pane”.
"Oggi gli enti locali hanno un unico vero grande problema: il patto di stabilità. Ed è figlio di genitori che hanno un nome un cognome: l'ex ministro Giulio Tremonti e anche la Lega Nord che di quel governo faceva parte - dichiara la Filippin -. La Lega sta cercando di fomentare un muro contro muro senza andare però al nocciolo del problema. Non possiamo pensare di affrontare la questione solo da un punto di vista giuridico-costituzionale. Il problema è innanzitutto politico.”
“Se gli enti locali hanno dei soldi e devono pagare i propri fornitori, la vicenda della tesoreria unica non è l'unica questione sul campo - sottolinea il segretario veneto del PD -. Il problema su cui ci si dovrebbe concentrare è quello di rendere possibili i pagamenti per tutti quegli enti che i soldi in cassa li hanno e non li possono usare.”
“Ma a questo Zaia non sembra pensarci troppo - conclude Rosanna Filippin, che a Bassano del Grappa svolge anche il ruolo di assessore comunale -. Ora vediamo un presidente barricadero come lo abbiamo visto poche volte. Ma se a suo tempo avesse fatto la stessa battaglia per limitare i lacci imposti dal patto di stabilità interno, forse oggi non saremmo in queste condizioni.”
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