Alessandro TichAlessandro Tich
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Attualità

Canova, “miracolo” in 3D

Alta tecnologia per l'arte: alla Gipsoteca di Possagno “rinascono” le braccia, distrutte dalla guerra, della “Danzatrice con i cembali” di Antonio Canova. Il direttore Guderzo: “E' giusto far capire al pubblico com'era l'opera originale"

Pubblicato il 10-02-2012
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La “Danzatrice con i cembali”, il meraviglioso gesso di Antonio Canova che servì da modello per la statua in marmo esposta al Bode Museum di Berlino, potrà ritornare a danzare.
Il modello della scultura - conservato alla Gipsoteca di Possagno e a cui lo scoppio di una granata della Prima Guerra Mondiale aveva distrutto le braccia e alcune parti della veste - è oggi restituito alla sua forma originale grazie alle più avanzate tecnologie non invasive in 3D.
Sarà la grande attrazione - come abbiamo già scritto in un altro articolo del canale “arte” del nostro portale - della mostra “Canova e la Danza”, in programma a Possagno dal 3 marzo al 30 settembre prossimi.

Da sinistra: Ivano Ambrosini, Giovanni Nardotto, Giordano Passarella e il direttore Mario Guderzo con la "Danzatrice con i cembali" del Canova restituita alla sua bellezza originale (foto Alessandro Tich)

Una bellissima storia che parte da lontano: dal dicembre del 1917, quando un bombardamento austriaco si abbattè sulle case e sulla Gipsoteca di Possagno.
Una pioggia di bombe che distrusse completamente alcuni gessi canoviani, mentre altre sculture rimasero decapitate o mutilate.
Se oggi le possiamo nuovamente ammirare nelle stupende sale del Museo possagnese, è grazie al prezioso contributo del prof. Stefano Serafin e del figlio Siro che nel primo dopoguerra, su impulso del sovrintendente dell'epoca Gino Fogolari, realizzarono un'incredibile opera di restauro ripristinando i gessi danneggiati grazie ai calchi dei punti mancanti presi dalle statue in marmo originali.
Non però la “Danzatrice con i cembali”: durante i restauri del prof. Serafin la corrispondente statua in marmo risultava dispersa - mentre in realtà si trovava in quel di Vienna -, rendendo impossibile la ricostruzione delle due braccia mancanti.
E così, per ben 95 anni, il leggiadro modello della figura danzante aveva proteso al cielo (si veda la nostra photogallery) soltanto due moncherini: che oggi, con l'apporto di sofisticate tecniche tridimensionali, tornano ad essere due tornite e candide braccia, copie perfette delle stesse braccia dell'opera in marmo conservata nel museo berlinese.
Il dottor Mario Guderzo, già direttore del Museo Civico di Bassano del Grappa, ci invita a constatarlo di persona al Museo e Gipsoteca Antonio Canova di Possagno, di cui è l'apprezzato direttore.
In una sala del Museo, dove vengono eseguiti gli ultimi ritocchi del “miracolo” in 3D, incontriamo Ivano Ambrosini e Giovanni Nardotto, rispettivamente amministratore e collaboratore della UnoCad srl di Altavilla Vicentina che ha realizzato l'avveniristico intervento, basato sui collaudati procedimenti dell'“ingegneria inversa” e della “prototipazione rapida”.
“Al Bode Museum di Berlino - ci spiega Ambrosini - abbiamo effettuato l'acquisizione digitale di tutta la statua in marmo della “Danzatrice” con uno scanner in 3D a frange di luce. La scultura, cioè, non è stata scansionata col laser ma tramite i fasci di una lampadina alogena. E' una tecnica innovativa e non invasiva che esclude qualsiasi contatto con l'opera da scansionare. La scansione in 3D ha interessato tutta la statua in marmo perché nel gesso di Possagno, oltre alle braccia, mancavano anche dei pezzi di altre parti del corpo e del panneggio della veste.”
“Successivamente - continua Ambrosini - abbiamo eseguito la scansione in 3D di tutto il gesso di Possagno e il confronto a tutto tondo con la scansione della statua di Berlino per trovare le integrazioni da realizzare. Le parti di braccia e gli altri pezzi mancanti sono stati così ricostruiti con una stampante 3D a prototipazione rapida, che permette di ottenere gli oggetti nella forma voluta con la stampa progressiva di fogli di gesso di 1 decimo di millimetro, legati tra loro da un collante. Il risultato sono delle ricostruzioni che combaciano perfettamente con il gesso originale.”
Le nuove “protesi”, vuote all'interno, sono leggerissime e fissate alla scultura con un semplice perno: si mettono e si tolgono in un attimo, garantendo la “reversibilità” dell'opera che in qualsiasi momento può tornare al suo assetto originale, con le braccia mutilate.
“Abbiamo utilizzato un software - conclude l'amministratore della UnoCad - che permette di “scolpire a video” per adattare ogni minimo particolare, garantendo così l'esatta corrispondenza del modello virtuale del Bode con il gesso di Possagno.”
Manca solo la rifinitura finale, affidata alle mani esperte del restauratore Giordano Passarella.
“Abbiamo compiuto il restauro del gesso originale - ci rivela Passarella - con la pulitura dell'opera e il consolidamento del vecchio restauro. Mancano gli ultimi ritocchi, con l'equilibratura cromatica anche per le braccia.”
“Con le nuove tecnologie che abbiamo oggi a disposizione - sottolinea il direttore del Museo Gipsoteca Mario Guderzo - questo intervento ha un senso. E' stato eseguito su una scultura neoclassica e su un gesso, che è il modello di una statua. E' un intervento decisamente interessante. Qualcuno può discuterlo, noi siamo pronti a tornare indietro, le integrazioni sono reversibili e si può sempre tornare alla situazione originale. Ma è giusto, filologicamente, far capire com'era un'opera di questo genere e il pubblico saprà recepire questo messaggio.”
“Dopo la guerra - puntualizza Guderzo - il sovrintendente Gino Fogolari si prodigò per fare il calco delle parti mancanti dei gessi distrutti sulle statue originali. Qui abbiamo un calco virtuale, senza contatto assoluto con la statua di Berlino e senza interferenze, con l'utilizzo non invasivo di un raggio di luce.”
La “Danzatrice con i cembali” alza finalmente le braccia al cielo.
Nella mostra su “Canova e la Danza” sarà collocata nella Sala degli Specchi del Museo Gipsoteca, com'è giusto che sia per un inno alla grazia e alla bellezza femminile.

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