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L’ultimo monitor sui distretti elaborato dall’ufficio studi della prima banca italiana fotografa i nostri distretti manifatturieri ancora in ottima salute.
L’export, nonostante la guerra e l’impazzimento generale dei prezzi, ha tenuto e di fatto si è solamente rimodellato trovando, o ritrovando in molti casi, nuove quote di mercato all’interno di economie storicamente partner delle nostre aziende.
Attenzione però: le rilevazione sui dati delle vendite dei distretti - 9,9 miliardi di euro di valore di merci esportate - sono riferite al primo trimestre dell’anno, gennaio-marzo.

Veneto, nel primo trimestre esportazioni in crescita del 20%
Evidentemente si tratta di un arco temporale pre-conflitto che è destinato probabilmente a modificarsi già nelle rilevazioni di metà anno e di fine 2022.
Per il momento si commentano dunque dati positivi, con una valenza economica di sistema molto rilevante. Perché se nell’immaginario comune la Russia e i paesi della sua corona ex sovietica sono sovradimensionati in termini di potere economico e commerciale, al netto delle questioni energetiche, nella realtà delle fatture emesse i distretti veneti e nordestini hanno messo in saccoccia ottimi risultati anche lavorando con Stati Uniti, America Latina, Europa (Francia e Germania) e anche Gran Bretagna.
Qualche dato a supporto: bene il comparto oreficeria vicentino (+136 milioni sul 2021), bene il super distretto della concia di Arzignano con un +13,5% (+76,4 milioni), grazie ad ottime commesse arrivate dall’automotive americano e cinese. Un comparto, quello della concia vicentina, che sta vivendo un radicale “cambio di pelle” per giocarsi ai massimi livelli la partita della sostenibilità ambientale. Benissimo anche il comparto della plastica del centro veneto (Vicenza, Treviso e Padova), con +123,4 milioni di euro (+25%) di esportazioni verso le economie euro-atlantiche (Europa e Stati Uniti).
Tiene, anzi performa meglio di altri settori, anche la meccanica vicentina con un +15,5% (+77,4 di euro di export) grazie sempre a Stati Uniti, Regno Unito, Francia e anche India. Rimangono estremamente positivi anche i dati del distretto bassanese per antonomasia, ovvero quello del mobile. Sono dati “pre guerra”, quindi da prendere con le molle, ma è importante registrare la nuova geografia dei mercati di maggiore di sbocco commerciale. Lo avevamo scritto negli ultimi articoli sull’arredamento bassanese: da anni, almeno dalle prime sanzioni contro la Russia, i mobilieri hanno ampliato il proprio portafoglio clienti. Una mossa strategica che sta permettendo di non rimanere “impigliati” nelle conseguenze geopolitiche della guerra in Ucraina.
Cucine, salotti, mobili, arredo bagno, finiture in legno e tutti quei prodotti di alta qualità per la casa confezionati nell’asse che da Bassano arriva a Cittadella, passando per Rosà, Tezze e Rossano, hanno messo nero su bianco un ottimo +49,1%, (+42,7milioni) nel primo trimestre 2022. I container si sono diretti principalmente nell’area euro, con la parte principale delle vendite localizzate in Germania, Francia, Olanda, Repubblica Ceca e Spagna.
I numeri molto positivi dei distretti veneti sono solo in parte influenzati dall’effetto dopante dell’inflazione e dell’aumento delle materie prime sui listini.
Questi ultimi due fattori hanno certamente hanno aumentato i prezzi di listino ma all’interno comunque di un trend di esportazioni ancora molto sostenute. L’autunno è destinato a cambiare comunque alcune traiettorie, visto che in Europa come negli Usa è previsto è un significativo rallentamento del ciclo economico.
Nel frattempo in Italia, normalmente gli ultimi della lista in fatto di crescita, ci godiamo l’1% in più di Pil rispetto al trimestre precedente e del 4,6% su base annua.
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