Ultimora
2 Apr 2025 21:01
Titolare oreficeria spara e mette in fuga rapinatori
2 Apr 2025 19:41
Ingresso gratuito il 25 aprile alle Gallerie d'Italia
2 Apr 2025 16:19
Operaio morto folgorato in azienda nel veronese
2 Apr 2025 16:01
Biennale, a Venezia per Architettura arriva Gens
2 Apr 2025 16:00
Identificati presunti vandali scuola del Vicentino
2 Apr 2025 15:19
Finisce con furgone in fossa termovalorizzatore, ferito autista
3 Apr 2025 00:34
Tonfo dei future a Wall Street: Nasdaq -4,2%. Apple perde il 7,8%
3 Apr 2025 00:17
Trump annuncia dazi reciproci: "Del 20% sull'Ue. Ci hanno derubato, sono patetici". Meloni: "Misura
3 Apr 2025 00:13
Meloni: 'Sbagliati i dazi di Trump, ora un accordo con gli Usa'
2 Apr 2025 23:38
++ Meloni, sbagliata l'introduzione di dazi Usa all'Ue ++
Vale 450 milioni di euro l’export dell’industria vicentina e bassanese verso la Russia e l’Ucraina. L’impatto economico che dalla geopolitica del fronte russo arriva fino agli indotti esterni delle nostre filiere della meccanica, dell’artigianato, dell’arredo casa e del tessile, potrebbe essere però ben più oneroso. Inoltre dopo l’impazzimento globale sui prezzi delle materie prime, il disordine energetico causato dal conflitto ucraino potrebbe portare oltre al blocco dell’export anche a scenari impensabili per il funzionamento della nostra economia manifatturiera. «L’impatto di una guerra è prima di tutto umano, tocca le vite del popolo ucraino, dei loro figli, la parte economica e geopolitica viene dopo. La guerra è una decisione nefanda, questo è il solo termine da usare», commenta senza tanti giri di parole Andrea Visentin, presidente del Raggruppamento Bassano di Confindustria Vicenza e vicepresidente di Energindustria (consorzio per la fornitura di energia elettrica e gas naturale).
Con una guerra vera, in corso a 2.500 km di distanza, che scenari si aprono per la nostra economia?

Andrea Visentin, presidente di Confindustria Bassano
«Da novembre in poi l’aumento dei prezzi energetici ci ha portato ad una escalation di crisi fino a porci oggi il problema in termini quasi vitali. Il governo sta impostando una serie di contromisure per fronteggiare la crisi energetica. Si parla anche di sospensione delle attività industriali. Uno scenario di lockdown energetico mette oggettivamente i brividi. È solo un’ipotesi per ora, ma significherebbe di fatto far lavorare le imprese a giorni prestabiliti se la situazione dovesse peggiorare ancora. Semplicemente perché non ci sarebbe energia per tutti. Voglio pensare che sia una opzione da ultima spiaggia».
Immaginarsi di nuovo un blocco delle fabbriche per colpa dell’energia che non arriva è un incubo…
«La speranza è che gli eventi geopolitici non vadano su scenari quasi apocalittici con sanzioni e contromisure spropositate».
Sul versante esportazioni quali sono i vostri timori?
«Quanto vale l’export diretto è abbastanza facile stimarlo, sono numeri importanti anche per le aziende del bassanese. Ma dentro le filiere che lavorano direttamente con quei mercati c’è un indotto indiretto difficilmente quantificabile. Scenari che prevedono il blocco dell’export, o addirittura la sospensione industriale, sono devastanti per un’economia che cercava la normalizzazione dopo il Covid».
Dopo il far west sulle materie prime, la guerra energetica rischia di mettere l’Europa e l’Italia nell’incudine tra l’America e il nuovo blocco russo-cinese?
«L’Italia per molti anni ha scelto di non scegliere su tante questioni energetiche. Dal nucleare alle rinnovabili, l’eolico, l’idroelettrico. Non vogliamo i termovalorizzatori, non vogliamo le trivelle sull’Adriatico. Sono temi complessi ma devono essere affrontati in modo trasparente e oggettivo. Tutto è stato stoppato da ogni lato possibile, oggi ci troviamo tremendamente fragili».
Lo richiedo: ma davvero è pensabile che in Italia si possa bloccare l’attività industriale? Perché a catena significa anche limitare l’attività delle famiglie, delle case.
«Ho letto le notizie Ansa, lo hanno scritto nero su bianco. Adesso il gioco si fa duro, se non c’è abbastanza energia o se raggiunge prezzi fuori controllo il problema si pone».
L’esercizio delle previsioni sta mietendo vittime illustri in questi giorni. Cosa è ragionevole pensare sulla questione energetica?
«Fuori il mostro del Covid ne arriva un altro. Dico quello che mi auspicherei nel breve termine per rientrare in una quasi normalità: un nuovo equilibrio da Guerra Fredda, dove la tensione di massima allerta rientra e non si spara. Così come è successo nel 2014 in Crimea».
Il mondo dell’economia veneta ha una paura enorme di quello che potrebbe scatenare il pacchetto di sanzioni occidentali.
«Certamente, ancora adesso ci sono gli effetti pratici delle sanzioni scaturite dopo la Crimea. Per esempio, noi lavoriamo per General Motors e dobbiamo garantire il totale rispetto dell’embargo commerciale verso l’Iran. Sono meccanismi che toccano in modo implacabile tutti i comparti dell’industria».
In definitiva cosa si auspica chi fa impresa?
«Non sono un politico, ma mi auguro che l’Europa e l’Occidente non arrivino a strappi irreversibili. Significa gradualità del sistema delle sanzioni. Con la speranza che tra qualche mese trovino un equilibrio più o meno stabile».
Il 03 aprile
- 03-04-2024Il Sindaco, il Buono, il Cattivo
- 03-04-2024Pavanti tutta
- 03-04-2023Stappa la tappa
- 03-04-2021Il rosso e l’arancio
- 03-04-2019Flagelli d'Italia
- 03-04-2019Un Trevisan per Bassano
- 03-04-2019United Colors
- 03-04-2019La rapina...commessa
- 03-04-2018Là dove c'era l'Elba
- 03-04-2018Restiamo interdetti
- 03-04-2017Fianco dest e fianco sinist
- 03-04-2017Mezzo e mezzo
- 03-04-2015Tutto il Mose minuto per minuto
- 03-04-2015Sponsor House
- 03-04-2015Vuoto a rendere
- 03-04-2014La carabiniera
- 03-04-2013E Morena riscende in campo
- 03-04-2013E luce fu
- 03-04-2012Caso rifiuti a Cassola: Quero replica a Pasinato e Ecotrasporti
- 03-04-2012Giardini Parolini, ritorno al futuro
- 03-04-2010Black-out per un guasto tecnico su Bassanonet