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Luigi Marcadella
Giornalista
Bassanonet.it
Un acciaio è per sempre
L’incredibile ascesa del prezzo dell’acciaio spiegato da Adelangela Menegon (Bre-Men Acciai Spa)
Pubblicato il 01 giu 2021
Visto 8.469 volte
L’incredibile ascesa del prezzo dell’acciaio sta creando non pochi problemi ai nostri distretti metalmeccanici. Da terziste delle grandi filiere tedesche e mondiali, dove l’acciaio rappresenta probabilmente uno dei componenti principali, le aziende vivono con grande apprensione questo “scenario fluido” legato al prezzo crescente della materia prima. Il tema è sentito, l’articolo è stato molto sollecitato da più di un lettore-imprenditore interessato dalla questione in prima persona. I segnali di warning sono arrivati anche dalle statistiche di Confindustria di Vicenza: in generale nel primo trimestre 2021 i prezzi delle materie prime sono aumentati di un +20,8% e gli impatti si sono visti anche sul versante prezzi dei prodotti finiti, cresciuti anch’essi di un significativo +4,6%. In prospettiva il rischio concreto è che un’ulteriore ondata di aumenti, o addirittura la scarsità di materiale, possa rallentare o addirittura “congelare” la ripartenza. L’acciaio tondo, quello per intendersi usato nel cemento armato delle costruzioni, è aumentato da novembre 2020 addirittura del 117%. Una lettura interessante di quello che sta succedendo nella geopolitica dell’acciaio la fornisce Adelangela Menegon, presidente di Bre-Men Acciai Spa.
«Sono aumentati prima i prezzi del Coils, i rotoli in lamiera, e successivamente l’aumento è arrivato a tutte le tipologie di acciaio, da quelli “poveri” fino a quelli speciali ovviamente. Questo aumento dei prezzi ha origini e cause tutte cinesi: in primo luogo perché in Cina hanno chiuso tre importanti acciaierie che producevano acciaio e metalli direttamente dal minerale, una decisione dovuta a politiche ambientali molto probabilmente. E in secondo luogo perchè anche i cinesi si sono buttati sul mercato del rottame e il prezzo di conseguenza è schizzato alle stelle».
Adelangela Menegon, presidente di Bre-Men Acciai Spa
L’ultimo rapporto Ocse “incolpa” proprio la Cina: un’altra spiegazione è rinvenibile dall’incremento della domanda del settore interno delle costruzioni. In generale la Cina rappresenta infatti oltre il 50% della produzione e del consumo mondiale di acciaio ed il 40% è assorbito proprio dal settore delle costruzioni cinesi.
«Va detto che di questo aumento incredibile del mercato del rottame – prosegue Menegon – ci hanno guadagnato soprattutto i turchi che sono tra i leader mondiali in questo business. Ma adesso i cinesi setacciano tutto il mondo, non bastano più solo i turchi, e i prezzi non si fermano. Nei porti di mezzo mondo si carica senza sosta rottame per l’industria cinese. Si tenga presente che ormai i cinesi fanno un buon acciaio, anche se per quelli speciali i grandi gruppi prediligono ancora l’Europa. L’importante è che il prezzo si stabilizzi per un tempo ragionevole: oltre al rischio concreto di non trovare più materiale è difficile ormai anche fare dei listini prezzi per i clienti».
L’economia italiana, e in primis il Veneto, dovrà comunque fare i conti con cronici problemi di approvvigionamento delle materie prime come ricordava nell’ultima intervista su Bassanonet anche Andrea Visentin, capo di Confindustria Bassano («Tra 5 anni alcuni metalli non saranno più disponibili, l’economia lineare a breve esaurirà tante delle sue risorse»). Le incognite più grandi devono comunque ancora arrivare perché la locomotiva d’Europa, la Germania, è sì ripartita ma non con i ritmi da superpotenza manifatturiera. Il boom degli ordini dall’industria tedesca potrebbe arrivare però già nei prossimi mesi.
«I tedeschi mi dicono - conclude la presidente di Bre-men Acciai Spa, che fattura al 90% per il macrosettore automobilistico – che è in arrivo tra fine estate ed inizio autunno un’ondata di richieste per nuovi stampi legati all’industria automobilistica. A questo punto c’è da chiedersi se a fronte di una domanda importante ci sarà il materiale disponibile».
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