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Il monitor sui distretti industriali, curato trimestralmente da Intesa Sanpaolo, è una delle pubblicazioni più utili per capire cosa succede nella pancia dell’economia reale, soprattutto qui a Nordest. Sono dettagliati i numeri e le tendenze di tutti i distretti italiani, con attenzione particolare alla dinamica delle esportazioni. Nel 4° trimestre del 2020 i distretti del Triveneto, seppure con velocità diverse tra le regioni, hanno mantenuto il trend positivo di recupero iniziato nel periodo estivo. In accelerazione il Friuli-Venezia Giulia (+1%) trainato dal Sistema casa, in miglioramento il Trentino-Alto Adige (-0,2%) grazie all’Agro-alimentare, in rallentamento il Veneto (-4,6%) per le difficoltà dei distretti del Sistema moda, settore molto importante dalle nostre parti. Il monitor analizza anche l’andamento dello storico distretto del mobile bassanese, agglomerato artigianale che “virtualmente” collega l’arteria dell’area vasta della pedemontana bassanese fino al cittadellese, con nuclei importanti a Tezze sul Brenta, Rosà, Rossano, San Zenone e Mussolente e micro laboratori disseminati praticamente in ogni comune. Nel bassanese il contributo dell’economia del mobile è ed è stato davvero rilevante: senza scomodare vecchie statistiche basta dare un occhio ai due lati della strada che da Bassano porta appunto a Cittadella e osservare la miriade di negozi di mobili d’arte e di arredamento. A livello nazionale, per il comparto del mobile i dati sono a “macchia di leopardo” e variano in base alla geografia ma soprattutto in base alla tipologia dei beni prodotti.
Il Nord-Est “allargato” non va male in generale: oltre al Friuli-Venezia Giulia che ha potuto contare sull’export del Legno-arredo di Pordenone, anche l’Emilia-Romagna (+0,6%) ha beneficiato delle buone performance del distretto dell’Imbottito di Forlì. In Veneto, tra ottobre e dicembre, alcuni distretti hanno addirittura superato le esportazioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Gli Elettrodomestici di Treviso (+15,8%) e il Legno e arredo (+6,1%), sulla scia del rafforzamento dei consumi mondiali verso il Sistema casa e i beni domestici, hanno continuato a macinare export. Soffre invece il nostro distretto del mobile bassanese: nel quarto trimestre 2020, rispetto al 2019, ha perso il 16% delle esportazioni, e ha chiuso il 2020 con un -18,9% complessivo. Una dinamica simile è riscontrabile anche nel distretto dei mobili in stile di Bovolone. Un importante mobiliere della zona ha sintetizzato così la questione commentando gli ultimi dati: «Ghe ghemo arredà e ville e i uffici ai più grandi siori russi e ai miliardari arabi, zè cambià i tempi ma ancora no i gà trovà qualcuno che lavore meio de noialtri».

La situazione dell'industria del mobile
Il mobile e il suo indotto hanno portato ricchezza diffusa e moltiplicato il numero degli artigiani che si sono messi in proprio, contribuendo a rendere il Veneto la patria delle partite iva. Nonostante le criticità del comparto, bisogna comunque guardare con ottimismo al futuro: è vero che la domanda e i gusti dei consumatori sono cambiati radicalmente in questi anni, ma gli artigiani vicentini e bassanesi hanno dimostrato altre volte negli anni di saper “cambiare pelle” e adeguarsi ai mutamenti della domanda. Inoltre nei prossimi mesi arriverà, secondo molte previsioni convergenti, un traino importante dall’economia degli Stati Uniti: sono numerosi infatti i segnali di ripresa americani sull’onda del nuovo piano economico dell’amministrazione Biden.
Ci sono poi i mercati dell’estremo Oriente e quelli più consolidati dell’Europa che potrebbero già nei prossimi mesi – Covid e lockdown permettendo – rimettere a pieno regime le frese e le macchine dei mobilieri bassanesi. Rimane ancora una incognita il mercato russo e non è semplice fare previsioni sugli ordinativi che arriveranno nei prossimi mesi da Est. La Cina, la Repubblica di Corea e l’area Asean, con in testa la Thailandia, hanno invece superato per prime la pandemia nel 2020 con un rimbalzo a “V” e sono destinate a crescere a doppia cifra nel 2021. Abbiamo arredato per anni le ville ricchi arabi, americani e russi, perchè non potremmo farlo con i milioni di nuovi ricchi asiatici?
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