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Bassano è la città dei bar, dei locali storici dove consumare meravigliosi aperitivi ad ogni ora del giorno. In ogni angolo dei quadrilateri del centro storico si può bere uno spritz in un locale di tendenza che il mondo ci invidia (alla faccia di Toscani!). Negli anni Bassano è diventata la “regina” veneta della movida e dello spritz, e passa lo scettro solo in primavera-estate alle località del litorale e della montagna.
Ma quanto vale per Bassano l’economia dello spritz? E soprattutto quanto stanno impattando in termini di fatturato i continui e prolungati lockdown, dell’anno scorso e di questi primi tre mesi del 2021?
In generale, l’economia dello spritz è trasversalmente forte in Veneto, una regione con una poderosa vocazione turistica e con un’industria della movida che muove soldi, investimenti e occupa molto personale, in larga parte giovanissimi. Si è parlato addirittura di “Spritzeconomy”, farina del sacco del professor Giovanni Costa che, dalle pagine del Corriere del Veneto, commentava appunto quanto fosse importante l’economia del divertimento nella nostra Regione. «Pensavamo di essere nell’economia della conoscenza, dell’industria 4.0, nell’economia circolare e della condivisione.

La crisi dei negozi, bar, ristoranti provocata dal Covid - Foto di Mirco Vettore
La pandemia ci fa sospettare di essere rimasti in quella che potremmo definire la “spritz economy”. Se si fermano gli aperitivi si ferma una parte rilevante della vita economica e sociale…» (Oltre la spritz economy, 30.01.2021). Tornando alla dimensione bassanese, i dati che stanno elaborando le associazioni di categoria sono semplicemente devastanti per i bar e gli esercizi di Bassano del Grappa.
I mancati incassi, va precisato, sono al momento soltanto stimabili, ma sulla base delle richieste dei rimborsi e delle pratiche collegate alle diverse incombenze fiscali è possibile inquadrarne una quantificazione di massima. Sta di fatto che la Confesercenti del Veneto Centrale, su richiesta del nostro sito di informazione, per Bassano del Grappa ha stimato che, in raffronto al 2019, locali e ristoranti hanno “lasciato sul campo di battaglia” il 40% del fatturato nel 2020. Perdite di entrate che purtroppo in questi primissimi mesi del 2021, peraltro ora caratterizzati dalla zona rossa, diventano ancora più profonde.
Allo stato attuale, con i locali aperti solo per asporto, bar e ristoranti stanno perdendo il 70% degli incassi. E come commentano le associazioni di categoria, “con l’asporto si copre meno del 30% di quello che sarebbe il lavoro abituale. Ma non si pagano nemmeno i costi fissi e le bollette”. Purtroppo nemmeno la Pasqua porterà beneficio agli incassi di ristoratori e baristi: Confersecenti ha calcolato, sempre per Bassanonet, che tendenzialmente la percentuale di famiglie che erano abituate ad andare a pranzo fuori in occasione della Pasqua erano circa il 16%, pari a 3.080 famiglie bassanesi (su ipotesi di nuclei familiari composti in media da 2,38 persone). Famiglie che spendevano in media 82 euro ciascuna. Ciò significa che la perdita per i ristoratori bassanesi sarà di oltre 250.000 euro, una ulteriore mazzata che si sperava potesse essere evitata, dopo le chiusure di Pasqua e Natale 2020. Infine, un altro dato segnalato dalla Confesercenti servirà annotarsi con cura per la ripartenza nel post pandemia. Dei 533 negozi di Bassano, attualmente si contano ben 132 locali sfitti.
Con previsioni che, stante la crisi di sistema che attanaglia il commercio retail, potrebbero peggiorare. E purtroppo stravolgere ancora di più l’economia bassanese e soprattutto la fisionomia del centro storico. Sulle politiche di rivitalizzazione dei negozi e dei locali sfitti, chi si occupa di economia a livello politico cittadino dovrà sicuramente cominciare a mettere in agenda qualche idea.
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