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Sam Mendes non si smentisce.
Dopo American Beauty, Jarhead e Revolutionary Road anche con American Life (“traduzione” italiana del titolo originale Away we go) continua infatti la sua sottile critica alla società americana e alla sua perdita di valori.

La storia racconta di Verona e Burt coppia di trentenni particolari, forse ancora ragazzi, che si ritrovano ad aspettare un figlio. Mancato l’aiuto dei nonni -che decidono di abbandonarli per vivere il loro sogno di vivere ad Anversa- i due partono per un viaggio attraverso l’America che si rivela un viaggio per conoscersi e per cercare il loro posto nel mondo.
Da Phoenix a Tucson, da Wisconsin a Montreal e Miami, ogni tappa sembra però rivelare un Paese malato, incapace di ascoltare i propri figli, le loro pretese, di credi e teorie strampalati (magnifica l’interpretazione di Maggie Gyllenhaal). Pessimismo e mancanza di sentimenti veri sembrano ormai comuni, fino a quando non incontrano, in quella che dovrebbe essere l’ultima tappa del loro viaggio, una famiglia vera, dove sintonia e complicità finalmente regnano, una famiglia che paradossalmente non è una famiglia classica, ma si compone di culture diverse, di storie diverse, di adozioni.
Il viaggio diventa così un viaggio dentro loro stessi, i loro sentimenti, le loro paure e li rende consapevoli di ciò che davvero e solo serve per essere una famiglia: l’amore.
Le tappe che lo stesso Mendes ha affrontato per girare il film portano i segni della sua bravura, la critica è certamente meno mordace rispetto ad American Beauty, il finale sicuramente più rassicurante e positivo di Revolutionary Road.
L’America è messa al vetriolo ma c’è ancora speranza.
Il viaggio attraverso le sue contraddizioni, il viaggio per imparare a scegliere e a conoscere, il viaggio per trovare il proprio posto nel mondo si conclude con il ritorno al proprio passato, alle proprie radici, perché solo grazie a queste possiamo crescere e costruire.
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