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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Primo piano
Il copione del tradimento
A chiudere la rassegna teatrale bassanese è andato in scena al Remondini Tradimenti, opera di Harold Pinter riletta da Michele Sinisi
Pubblicato il 07-04-2022
Visto 3.892 volte
A chiudere la rassegna “È ora di teatro!” è andato in scena al Teatro Remondini martedì 5 aprile Tradimenti, opera teatrale di Harold Pinter presentata in una produzione Elsinor centro di produzione teatrale con Next-laboratorio delle idee. Diretto e interpretato da Michele Sinisi con Stefano Braschi e Stefania Medri, lo spettacolo ha narrato a ritroso, come da canone, una storia d’amore e di amicizia che ha corso per un decennio sui binari di un triangolo e poi è arrivata al capolinea e si è naturalmente spenta, come spesso accade anche nella realtà.
Robert-Sinisi (il marito), Jerry-Braschi (il testimone di nozze diventato subito amante) ed Emma-Medri (la donna di entrambi), hanno sbobinato al contrario le loro vite davanti a uno schermo speciale creato appositamente dallo scenografo Federico Biancalani, dove a illuminarsi di volta in volta erano parole che prendevano forma grazie alla luce al neon che creava echi di luoghi, tempi ed eventi che avevano costellato la relazione tra i due amanti, dall’esordio alla fine pietosa ospitata da un pub.
Betrayal (titolo originale dell’opera di Pinter) è tradimento ma anche rivelazione, manifestazione, ed è probabilmente su quest’ultimo aspetto che pone l’accento Pinter: chi è tradito lo sa, anche se chi tradisce non lo dice; che in questo caso lo si dica anche non genera alcuna perturbazione né attrito, il tran tran di uno spaccato di mondo borghese pieno di convenienze trascorre senza grossi scossoni, almeno in apparenza, sebbene al suo interno dilaghino i crepacci. Non è mai tanto importante la tresca in sé, con la molteplicità di alleanze e tradimenti che perpetua in tutte le direzioni, più interessante è il momento in cui prende luce, in cui intervengono e sempre a mal partito le parole e i dialoghi. In scena è chiaro che tutti sanno tutto, e il fatto che si tratti di due editori inglesi in carriera e di una gallerista d’arte non cambia le carte in tavola al soggetto di un copione vecchio come il mondo, i sorrisetti e le risatine arrivano dal pubblico uguali. Che a un tratto compaia sul palco una testa di cervo con tanto di palco ramato è in fondo liberatorio, serve ad esorcizzare.

Tradimenti, foto Luca Del Pia
Il testo di Pinter è enorme, con i suoi buchi e silenzi, con la molteplicità di direzioni in cui si dipana. Sinisi nel riavvolgere il nastro accompagna narrazione e battibecchi con musiche e canzoni che sottolineano gli anni in cui si svolge la storia, e poi in una fuga in avanti fa ballare da sola a lungo (forse troppo a lungo) la giovane Emma su brani notissimi anni Settanta e Ottanta. Scandite le tappe della liaison dal 1977 all’alba in cui fiorì l’amore nel 1968, la comparsa nella vita di Emma di musiche degli anni Ottanta che la trovano ragazza e felice genera una sorta di straniamento. Tra l’altro Emma a un certo punto è stata picchiata violentemente dal marito, di sicuro virtualmente, o forse in sogno, e non è un caso che l’unico accenno al dolore lancinante che provoca il tradimento sia attribuito a un uomo ma finisca a carico della donna — gli uomini, tanto più se rivali-amici, usano sfogarsi in partite a squash. Solo Emma si denuda (il busto) sul palco, anche questo forse non è un caso.
Tutti e tre i personaggi sono calcati nello spettacolo, resi in parte caricature, Emma che strina un pollo col cannello è a metà tra l’artista performativa e la moglie distratta mentre prepara la cena da pensieri inconfessabili al marito. Jerry-Braschi suscita da subito simpatia con la sua aria un po’ gigiona e impacciata; Robert-Sinisi con l’accento pugliese sbrigliato dà un tocco di italianità a un dramma molto anglosassone, che resta non del tutto traducibile.
Applausi, dal pubblico bassanese.
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