Laura VicenziLaura Vicenzi
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Modalità lettura - n.26

Vita breve di Katherine Mansfield, una biografia scritta con ardore da Pietro Citati. La recensione di "Modalità lettura"

Pubblicato il 15-10-2017
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Vita breve di Katherine Mansfield, è un vero e proprio romanzo, una biografia piena di poesia e di arte dell’immedesimazione scritta nel 1980 da Pietro Citati e dedicata alla grande scrittrice neozelandese. Mario Praz ebbe occasione di scrivere a proposito dell’autore: «… egli aspira, assorbe il contenuto, l'essenza di un personaggio, lo condensa, l'amplifica, e lo ripresenta con un effetto sonoro che fa pensare al “Bolero” di Ravel: ora è Goethe, ora è Cosroe, e ora la Mansfield».
C’è in chiaro un’operazione di ricerca di assonanza in questa biografia di Citati (letta nella riedizione Adelphi 2014, p.111, 10 euro), una sorta di trascolorare virtuoso della prosa del biografo nella prosa della scrittrice, un tentativo di sintonizzazione sull’onda delle parole per cercare di vedere con gli stessi occhi cose, persone, fatti della vita narrati dalla Mansfield facendo rivivere anche il suono della sua voce.
Maestra nell’arte del racconto, tanto da essere stata ammirata e dichiaratamente invidiata da Virginia Woolf, Kathleen Mansfield Beauchamp, in arte Katherine Mansfield, o KM, amava anche firmarsi così, era una donna contraddittoria, trepidante e vitalissima nella sua fragilità — D.H. Lawrence, suo amico, scrisse di lei: «Sembra una donna di porcellana perfetta — ma anche una medusa furiosa».

una pagina web dedicata a Katherine Mansfield

Morì dopo una lunga malattia a soli 34 anni, nel 1923, sotto l’ombra spettrale della malattia di Anton Čechov, un altro mago del racconto, lei che amava tanto la luce, il sole. Ha condotto una breve esistenza intensa, raminga, trasferitasi giovanissima in Europa dall’Oceania mai dimenticata, sempre in cerca di quell’aria limpida, piena di vita, che bramavano con la intensità uguale corpo e mente, entrambi inquieti, sempre assetati.
Da giovanissima, la notte, sognava le sorelle Brönte, leggeva con passione Henri James, amava i romanzi, ma c’è tanto disincanto nei suoi racconti abitati da aloe spinosi e disperati, ambientati in feste in giardino dove le tovaglie ricamate sono mosse da correnti di gelo, movimentati da dialoghi dall’andamento perfetto, di una chiarezza che assume a tratti la veste della crudeltà.
C’è stato un uomo speciale nella sua vita, il marito John Middleton Murry, la cui presente assenza ha rappresentato sempre un’ancora di salvataggio, soprattutto nei giorni feriti dall’infermità.
La scrittrice è raccontata anche in un’altra celebre biografia, quella scritta da Nadia Fusini intitolata La figlia del sole – Vita ardente di Katherine Mansfield: anch’essa ricama un racconto pieno di fascino sulla vita e l’opera della Mansfield, ma al di là di questi ritratti d’artista, sono le sue lettere, i diari e sopra ogni altra cosa i suoi racconti, a parlare di lei e della sua vita legata indissolubilmente alla scrittura con l’unica autorità necessaria a garantirle l’immortalità.

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