Laura VicenziLaura Vicenzi
Giornalista
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La voce di Tiziano

Alla libreria Palazzo Roberti Fernando Rigon e Lionello Puppi hanno dipinto un affresco rinascimentale su Tiziano, la biografia del grande maestro del colore scritta da Neri Pozza

Pubblicato il 27-05-2012
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La Sala degli affreschi della libreria Palazzo Roberti ha ospitato ieri una conversazione che aveva il regime di un torrente in piena, di quelli cadorini in questo caso, sulla storia e sull’arte. A opera di Fernando Rigon e Lionello Puppi, è stato creato in un paio d’ore un affresco rinascimentale che ha restituito colore, luce, e voce, al ritratto di un grande artista del passato e insieme al suo scrittore, prima autore e ora committente per tramite del suo libro, di questa narrazione. L’occasione infatti è stata offerta dalla presentazione del libro di Neri Pozza intitolato Tiziano.
Uscita nel 1976 nella collana “Gli Italiani” della Rizzoli e ora rieditata da Angelo Colla in una versione ampiamente rivista e corretta, la pubblicazione non è la prima, che è quella di Dario Cecchi, ma è indubbiamente la biografia più bella che è stata scritta su questo grande maestro della pittura italiana (un maestro che non amava insegnare, racconta Vasari). Il nuovo libro è stato curato da Puppi che ha lavorato su un esemplare dell'edizione originale postillato dall'autore e ritrovato di recente.
Nell’introdurre l’incontro, Rigon, che era Direttore del Museo di Bassano quando è uscito il libro – era l’anno in cui si celebravano i quattrocento anni dalla morte di Tiziano – ha ricordato le iniziative che sono state organizzate dal nostro Museo in collaborazione con Neri Pozza, che ha definito “l’Aldo Manuzio vicentino”, il suo contributo di intenditore e di artista alla scelta delle opere incisorie da inviare alla Fondazione Cini all’isola di San Giorgio, la sua cura di editore nella stampa dei cataloghi delle due mostre dedicate alla grafica del Vecellio. Interessante anche il racconto della messa a suffragio di Tiziano officiata dall’allora cardinale Luciani: “C’era poca gente, nell’omelia il futuro papa ha fatto un discorso sul paradiso degli artisti che era un vero capolavoro, meriterebbe di essere conosciuto, pubblicato”. Tra i ricordi legati al suo incontro di studioso con Tiziano – Rigon è stato allievo di Puppi (“il primo”, ha aggiunto con una gratitudine dolce il suo maestro) – e a quell’anniversario, Rigon ha infilato anche una nota di rammarico per la scarsa attenzione di certe voci veneziane per l’evento e per l’artista che aveva regalato tanta bellezza alla città, disattenzione giustificata dagli interlocutori con un’affermazione sessantottina, ha detto il relatore, in realtà solo rivelatrice di un’invidia criminale, cioè “Tiziano era l’artista dei re e dei potenti”.

Fernando Rigon e Lionello Puppi a Palazzo Roberti

Lionello Puppi, un grande esperto di Tiziano (lo studioso è una colonna portante del comitato scientifico della Fondazione Centro studi Tiziano e Cadore), nel suo intervento ha posto l’accento soprattutto sul lavoro di Pozza, sulla sua narrazione dell’uomo, dell’artista e della sua opera, e ha poi fatto tuffare il torrente cadorino nel mare aperto della domanda: cos’è la Storia?. A proposito della ricerca documentaria, Rigon ha ricordato che Puppi sta lavorando da anni alla ricostruzione dell’epistolario di Tiziano. Tornando a Tiziano, Puppi ha affermato che nel suo libro lo scrittore vicentino, una persona poliedrica, a sua volta rinascimentale, ha messo a servizio di Tiziano oltre allo studio la sua arte e la sua sensibilità: c’è una presenza affettiva nella ricostruzione, in parte inevitabilmente immaginifica, dell’intero mondo in cui ha vissuto l’artista che non è mai tradimento della veridicità, dei fatti, della Storia, è una narrazione rigorosa filtrata dal passaggio di un umano attraverso un altro umano. L’operazione è legittima quando a effettuarla è uno scrittore, un persona che ha la capacità di appropriarsi della realtà forgiando ogni volta il suo strumento, la lingua che utilizza, e in un processo alchemico, con gli eventi e la vita che vuole narrare. Ascoltando il relatore è venuto spontaneo pensare che l’alchimia non è un’arte praticabile da chiunque, è sufficiente sfogliare qualche altro libro accostato sugli scaffali delle librerie a quello di Pozza per rendersi conto che l’esperimento è spesso fallimentare. Rigon ha chiuso l’incontro con l’auspicio della realizzazione di uno studio e di una serie di eventi che evidenzino la contiguità tra Tiziano e i Da Ponte seguendo il fil rouge, scritto in questo caso in rosso tiziano, dell’opera “Susanna e i vecchioni”.

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